Concluso, dopo cinque ore, l’interrogatorio di Fumagalli

Dopo le 14.30, l'ex sindaco ha lasciato il tribunale senza rilasciare dichiarazioni

Con una "fuga" dal palazzo di giustizia di Varese, dopo quasi cinque ore di interrogatorio, si è conclusa la giornata più lunga di Aldo Fumagalli da privato cittadino. Entrato alle 10 e 18 minuti nell’ufficio del pubblico ministero Agostino Abate, al quinto piano del palazzo di giustizia, l’ex sindaco ci è rimasto fino alle 14 e 35.  A quell’ora infatti il magistrato è uscito dal suo ufficio, ammonendo fotografi e cameramen di non scattare foto e fare riprese per motivi di sicurezza. Nemmeno il tempo di deporre i ferri del mestiere, che Aldo Fumagalli si è infilato nel corridoio, ha preso l’ascensore ed è sceso fino al piano terra e da lì a piedi e con passo lesto ha imboccato via Parravicini e proseguito per viale Aguggiari. Inseguito da giornalisti e fotografi, Fumagalli non ha voluto rilasciare dichiarazioni, ha solo detto di essere "un cittadino qualunque" e intimato in maniera perentoria ai fotografi di non provare a scattare fotografie.

Giancarlo Beraldo, uno dei due difensori insieme a Cesare Cicorella, ha definito cordiale e sereno il faccia a faccia con il magistrato. «Ora attendiamo comunicazioni, ma è stata una giornata positiva perché Fumagalli si è presentato spontaneamente. Ha ritenuto, cosa che oggi pochi politici fanno in Italia, che essendo stato un uomo pubblico doveva chiarire la sua posizione. Non sono emersi fatti nuovi».
Fumagalli, circa un mese fa, aveva ricevuto un’informazione di garanzia  per concussione e violazione della legge Bossi-Fini. L’ex sindaco è infatti accusato di aver favorito alcune cittadine romene, non in regola con il permesso di soggiorno, facendole ospitare nel centro di accoglienza del Comune, in via Vetta d’Italia. Pressioni sarebbero state ricevute anche dalla responsabile della cooperativa Sette Laghi – interrogata mesi fa in veste di testimone –  che gestiva per conto del comune di Varese alcuni servizi legati alla scuola. Il sindaco, secondo l’accusa, avrebbe fatto pressioni sulla cooperativa perché desse lavoro e regolarizzasse una giovane immigrata. Nell’estate del 2004 la cooperativa perdeva l’appalto per i servizi comunali. Il lungo interrogatorio in Procura non ha riguardato tutte le accuse mosse contro Aldo Fumagalli, ma solo una parte, quella relativa alle ragazze straniere irregolari, e come ha affermato il difensore ora si aspettano "comunicazioni" da parte del pm.
Ora Agostino Abate dovrà decidere se ha in mano abbastanza elementi per depositare la richiesta di rinvio a giudizio e per quali capi d’imputazione.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 14 novembre 2005
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