Dopo il Po, anche il Tamigi è in overdose

Esportata in Gran Bretagna la ricerca condotta dall’Istituto Negri in collaborazione con l’Insubria. Anche a Londra i dati hanno riservato brutte sorprese

Anche nel Tamigi, come nel Po, scorrono fiumi di cocaina, più di quanto prevedessero le autorità britanniche. L’allarme è stato lanciato dai ricercatori Chiara ChiabrandoEttore Zuccato, e dalla varesina Sara Castiglioni che hanno esportato all’estero la singolare analisi tossicologica che ha sconvolto lo scorso agosto l’opinione pubblica italiana. Il test, basandosi sul contenuto di cocaina di importanti corsi fluviali cittadini, riesce a dare un’indicazione piuttosto affidabile sui consumi di una realtà locale. Questo tipo di ricerca era stata avviata in Nord Italia da Davide Calamari (scomparso durante la fase di ricerca) e da Sara Castiglioni, dell’Università dell’Insubria, con Roberto Fanelli ed Ettore Zuccato delll’Istituto Mario Negri di Milano. L’alto contenuto di cocaina nel Po rivelò che nella nostra provincia si consumano più di 4 Kg di cocaina al giorno, pari a 27 dosi ogni 1.000 persone.

Ora il nuovo team di ricercatori ha pubblicato anche i risultati delle analisi su vari collettori di acque di scarico londinesi, in particolare quelli di Modgen e Beckton. Le analisi hanno individuato circa 3,7 Kg di cocaina nella acque del Tamigi, pari a 37.638 dosi (o 150.052 righe). Calcolando poi che le strutture idriche analizzate servono 5,5 milioni di londinesi, una semplice divisione ci aiuta a capire che ogni giorno consumano cocaina almeno 38 persone su 1.000. Questo dato contraddice apertamente le stime ufficiali, secondo le quali a Londra si consumerebbero “solo” 2.397 dosi al giorno, 16 volte di meno rispetto ai dati ricavati dal team italiano.

Il risultato della ricerca ha ricevuto un’ampia risonanza da tutti i media inglesi, come il Telegraph, che stanno rincorrendo la preoccupazione di scala mondiale intorno al problema cocaina. Al di là dell’attenzione attirata dallo scandalo di Kate Moss, infatti, ci sono altri dati ben più concreti ad allarmare l’opinione pubblica londinese. Solo il mese scorso  l’ospedale St. Mary, che serve la zona ovest di Londra, aveva rivelato che almeno il 10% degli attacchi di cuore curati era causato dal consumo di droghe, e la percentuale saliva fino al 50% durante il weekend nei pazienti sotto i 40anni.

Inoltre il gruppo di sensibilizzazione locale DrugScope ha denunciato il vero e proprio stato di pericolo, dovuto al crollo vertiginoso del prezzo di cocaina: se solo sette anni fa il prezzo di un grammo di cocaina raggiungeva le 70 sterline, oggi può costarne solo 40.

Secondo le ultime rilevazioni almeno 4milioni di persone hanno provato, nel Regno Unito, una droga di classe A (eroina, cocaina, ecstasy, LSD e sostanze allucinogene), anche per una sola volta.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 08 novembre 2005
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