Adamoli: «Non ci sarò, ma il progetto è vincente»

Il consigliere regionale esclude la propria presenza nelle liste per le elezioni comunali

Riceviamo e pubblichiamo

Mi rivolgo ancora agli elettori di Varese con delle parole conclusive per quanto concerne il mio impegno diretto nelle prossime elezioni amministrative. Metto prima di tutto in fila ciò che è accaduto e che mi riguarda personalmente. Fino a dicembre tutte le persone che mi chiedevano di candidarmi, e gli stessi organi di informazione, ricevevano la medesima risposta. Mi trovo bene in Regione dove ho un ruolo molto importante che dovrei lasciare in caso di vittoria. Non so se sono la persona più adatta a rappresentare una coalizione che deve comprendere tutte le componenti della sinistra. La Margherita ha un altro candidato potenziale in Alessandro Alfieri che si era già candidato nel 2002 e che ha operato bene come coordinatore dell’opposizione alla giunta Fumagalli.
A gennaio il pressing si è fatto più forte. Dopo che qualche forza politica aveva fatto esplicitamente, anche se in modo ufficioso, il mio nome, ho espresso sinteticamente e pubblicamente il mio pensiero che riassumo così. L’Unione da sola non basta (e questo è perfino ovvio). Ha il compito, se vuole vincere e vincere si può, di sbarazzarsi del complesso della sconfitta e di raccogliere la domanda della città non coinvolta politicamente. Questo significa accettare al proprio fianco una o più liste civiche reali e “pesanti” a sostegno del proprio candidato sindaco che deve avere la libertà di promuoverle con un solo limite: il riconoscersi tutti nei valori del centrosinistra.
Ne è scaturito finalmente un dibattito interessante, nel quale era implicita anche la domanda se non fossi io stesso il candidato che avevo in testa per realizzare quell’ambizioso progetto. Il chiarimento era necessario e  perciò ho posto, per poterci pensare seriamente, due condizioni difficili da ottenere proprio per evidenziare che tenevo al progetto non alla candidatura. Le due condizioni erano la chiamata di tutta l’Unione formata da nove partiti e carta bianca per organizzare un consenso extra-partitico qualificato, prestigioso, rappresentativo. Non dunque il pannicello caldo di una listarella, ma l’impegno di un pezzo della “città nascosta” che mostra segni di volersi ribellare al declino al quale Varese è avviata.
Ponevo in sostanza il problema, che dovrebbe essere sentito da qualsiasi candidato sindaco di centrosinistra, della leadership riconosciuta di una coalizione allargata, che è cosa diversa dalla personalizzazione della politica che ho sempre avversato. Due osservazioni al riguardo potevano essermi rivolte dall’Unione. “Noi non cerchiamo un leader ma un portavoce o un coordinatore”. Oppure, “noi vogliamo un leader ma questo non sei tu”. Quale che sia stata la riflessione dei partiti l’esito è chiaro, tante dichiarazioni di condivisione ma un diniego sostanziale di qualche partito (uno, due, tre?) a causa – questa è la mia personale opinione – di uno spirito di conservazione che capisco ma non condivido. È importante per un partito il numero dei consiglieri comunali, considero indispensabile la militanza di cui mi sento parte, altrimenti non mi batterei per le mie idee senza avere alcun vantaggio personale, anzi il contrario. Ma altrettanto e più decisiva ancora è la sintonia con quella città che condivide con noi ideali e obiettivi di riscossa civile. Al mio impegno diretto dunque, per la situazione esistente, non ci posso pensare, ma il progetto politico che ho proposto rimane interamente valido.

Giuseppe Adamoli
Consigliere regionale Margherita-Ulivo
Consiglio nazionale DL-La Margherita

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 23 febbraio 2006
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