Adozione e affido, un aiuto a bambini e famiglie in difficoltà

Dall'8 marzo un corso di formazione con la Società Cooperativa Sociale “La Grande Casa” per famiglie che vogliono vivere l'esperienza di accoglienza di un minore

Volere un figlio e non poterlo avere in modo naturale, voler dare un fratello o una sorella  ai figli che già si hanno o voler semplicemente aiutare gli altri: sono tanti e diversi i motivi che possono spingere una coppia e non solo a chiedere l’adozione o l’affidamento di un bambino.
Due pratiche fra loro diverse e che hanno però lo stesso obiettivo: garantire a un minore il diritto di crescere ed essere educato nell’ambito della propria famiglia. Questo vuol dire che una famiglia in crisi non è necessariamente un “fallimento senza speranza”, ma un nucleo in difficoltà che va aiutato con tutti gli strumenti a disposizione non solo dei professionisti e delle istituzioni, ma anche della comunità locale.

Ed è anche con questo obiettivo che nella città di Busto opera l’Equipe Tutela dei Minori dell’Ufficio Servizi Sociali, un gruppo principalmente composto da psicologi e assistenti sociali che si occupa di tutti gli interventi che si dimostrano necessari quando una famiglia presenta episodi di violenza, abuso o in generale capacità di assolvere ai compiti genitoriali. «Le segnalazioni – spiega il dottor Paolo Cannilla – possono arrivare in modo spontaneo dalla famiglia di origine, da agenzie e enti territoriali e, soprattutto, dall’autorità giudiziaria, cioè dal Tribunale dei Minori. Attualmente sul nostro territorio abbiamo in carico circa 320 casi: siamo in sette a lavorare stabilmente in questa equipe e purtroppo dobbiamo constatare che a Busto c’è una carenza di strutture». A questo punto, prosegue la dottoressa Laura Lambiase, «inizia il nostro intervento. Dopo un’indagine psicosociale della famiglia, dobbiamo elaborare un progetto e attivare diversi percorsi di azione, fra cui quelli di mediazione, tutela, terapeutici, facilitazione e sostegno. A questo punto, gli interventi rivolti al minore, possono essere quelli di inserirli in una comunità o optare per l’affido eterofamiliare».
E proprio per migliorare il servizio dell’affido e dell’adozione, dall’8 marzo al 29 novembre la Società Cooperativa Sociale “La Grande Casa”  (via Petrarca 146, Sesto San Giovanni) in collaborazione con il Comune di Busto Arsizio, organizzerà il ciclo di formazione  “Famiglie in rete” (Referente del progetto, lapatri@tiscalinet.it) . «Questa iniziativa – spiega la presidente dell’associazione, Marelli – ha lo scopo di sensibilizzare la comunità locale, le famiglie interessate all’affido e i servizi sociali dei comuni. Il nostro primo obiettivo è quello di tutelare il minore e restituire anche benessere a famiglie in difficoltà».
Gli incontri quindi, rivolti all’intera cittadinanza, in particolare alle persone aperte all’accoglienza – per l’adozione è necessario che la coppia richiedente sia sposata, mentre per l’affido non ci sono vincoli, possono fare domanda anche single – si propongono di diffondere la cultura dell’accoglienza e dell’affido, di promuovere l’esperienza di “reti di famiglie aperte” e di sostenere l’affido. «Il progetto – spiega alla responsabile Patrizia Panzeri – si propone quindi di accompagnare le famiglie che si rendono disponibili a un’esperienza di accoglienza e avvicinare sempre più persone ai temi dell’affido».
E sicuramente un buon motivo per decidere di fare un’esperienza simile, l’hanno offerta due famiglie che hanno portato la propria testimonianza.

Alessandro e Vania, da luglio hanno preso in affido un bambino di sei anni. «Avevamo già due figli, e volevamo il terzo. Abbiamo pensato di adottarne uno, ma poi abbiamo saputo che esisteva la possibilità di prenderne uno in affido. Dopo un percorso formativo con “Famiglie in rete”, a luglio è iniziata la nostra avventura di “genitori in affitto”, come ci chiama lui. È un’esperienza stupenda che ha anche migliorato il nostro rapporto di coppia e quello con i nostri due bambini».
Diversa invece l’esperienza di Carla e Andrea, che hanno adottato 13 anni fa un neonato brasiliano e otto anni fa un bambino peruviano. «Purtroppo avevamo un problema di sterilità e dopo un periodo di riflessione anche come coppia, abbiamo deciso di fare domanda di adozione al Tribunale dei Minori di Milano. In tutte e due le occasioni, l’iter è stato piuttosto lungo. Oggi però rifaremmo tutto un’altra volta, anche perchè adottare un bambino vuol dire prendere in casa il tuo vero figlio».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 25 febbraio 2006
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