Aviaria, sotto osservazione anche le oasi varesine

Da Cassano Magnago alla Palude Brabbia, diversi i migratori che fanno sosta nelle aree verdi. Ma dalla Lipu tranquillizzano: «Controlli accurati, i rischi sono remoti»

Influenza aviaria, nessuna psicosi in provincia di Varese. Nelle aree interessate di specie di uccelli migratori, in particolare oche, anatre e cigni, non si sono verificati casi di morti sospette. Le telefonate alla Polizia provinciale, nucleo faunistico, si sono intensificate negli ultimi giorni, ma il dato rimane circoscritto a poche segnalazioni. Gli uomini delle forze dell’ordine si limitano a contattare l’Asl e ad effettuare il trasporto al laboratorio zooprofilattico di Binago se necessario.

Nell’oasi Lipu “Boza” di Cassano Magnago il responsabile Massimo Soldarini invita alla calma: «Il ceppo del virus H5M1 è conosciuto da tempo negli animali selvatici. Per ora non si ha notizia di contagio da animale selvatico a uomo. Il pericolo è che si diffonda il passaggio da specie migratrici ad animali domestici. La probabilità che in Italia si sviluppi un focolaio simile a quello turco o a quelli dell’estremo oriente sono remote, le condizioni igieniche sono nettamente migliori e i controlli sono molto rigorosi. Nell’area Boza i rischi sono ridottissimi: è piccola, le specie migratrici sono poche, in particolare cigni, ma le rotte non portano ad Est».

Anche nel Parco del Ticino i controlli sono stati messi in campo da tempo. Ad inizio ottobre, seguendo le direttive ministeriali, in quello che è un vero e proprio corridoio migratorio, l’Ente Parco ha attivato una rete di monitoraggio costituita dai tre centri di inanellamento – Brescianella di Oriano, brughiera di Vizzola Ticino e Boschi della Fagiana – e dal Centro di Recupero Fauna Selvatica della Fagiana. Le visite non sono calate, la psicosi è stata evitata da un’accurata informazione. L’Italia Settentrionale ed in particolare la Lombardia sono attraversate da alcune delle più importanti rotte migratorie che interessano le terre tra l’Europa e l’Asia. Di queste la principale attraversa la Lombardia in senso latitudinale passando al di sotto del limite dei rilievi prealpini e sedimentari, toccando di fatto il territorio del Parco del Ticino ed incrociandosi con un’altra grande rotta che dal centro Europa, passando per i laghi svizzeri, il Lago Maggiore e seguendo il Ticino, si dirige a sud nella penisola italiana o nei quartieri di svernamento africani attraverso il Canale di Sicilia. A fronte di questo intenso transito e dell’emergenza aviaria, in tutte le strutture del Parco si è sviluppata un’opera di raccolta di campioni ematici e fecali secondo il protocollo sviluppato dalla Facoltà di Veterinaria. 

Un invito alla tranquillità arriva anche dalla Palude Brabbia, oasi Lipu di 459 ettari, interessata da migrazioni di numerose specie di uccelli: anatre (marzaiola e mestolone), rapaci (falco pescatore), passeriformi (pettazzurro, salcialiola, cannereccia) e rallidi (porciglione e schiribilla). «Per quanto riguarda l’aviaria – spiega Andrea Mazza, addetto stampa della Lipu -, i controlli e il monitoraggio vengono effettuati seguendo le direttive del Ministero. Alcune specie vengono anche "inanellate" in un progetto di ricerca scientifica curato da alcuni volontari». «Le rotte migratorie – spiega Marco Gustin, responsabile ricerca specie della Lipu – che provengono da Est portano gli uccelli verso le regioni adriatiche e verso Sud in caso di migrazioni dall’estremo oriente. L’area dell’oasi Brabbia si trova in una zona umida prealpina, ed è quindi bassa la probabilità di arrivo di specie provenienti dai focolai dell’Est, portatrici di virus come l’H5M1. Arrivano uccelli dall’Europa centrale, ma i rischi di diffusione sono bassi e i controlli efficaci».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 13 febbraio 2006
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