Ciampoli: con i musulmani trattiamo solo a certe condizioni

Duro comunicato del segretario cittadino del Carroccio

Riceviamo e pubblichiamo

(…) La seconda notizia che apprendiamo con estremo disappunto è la presunta trattativa in corso fra il Comune e i musulmani.

Per nessuna ragione si può pensare di "calare le braghe" cedendo all’illegalità, alle minacce e all’arroganza degli islamici. Da 10 anni la comunità islamica occupa due immobili in situazioni di irregolarità, senza che nessuno li costringesse a farlo o gli avesse impedito di trovare un’area o un fabbricato con destinazione urbanistica adeguata. Oltre a questo chiaro segno di mancanza di rispetto per le nostre regole, è bastato che la Lega Nord pretendesse dalla amministrazione cittadina il ristabilimento della legalità, prima in via Peschiera a Cedrate e ora in via Varese a Cajello, perché gli islamici si lasciassero andare a minacce pesantissime nei confronti della città e a provocazioni ai nostri simboli religiosi. Dobbiamo forse ricordare le parole di Barudi all’indomani della prima ordinanza di chiusura, quando dichiarò sibillino che "questo è un attacco all’islam per cui 70 paesi islamici sono stati avvertiti"? O dobbiamo ricordare le esercitazioni antiterrorismo cui furono costretti tutti i dipendenti comunali, in seguito a quel provvedimento sacrosanto preteso dalla Lega? O ancora, dobbiamo riprendere le parole pronunciate pubblicamente appena qualche giorno fa sempre da Barudi, che dichiarava "se la moschea chiuderà succederà il finimondo"? Come dimenticare poi le preghiere in piazza Libertà, fin quasi sul sagrato della Chiesa di S. Maria Assunta, al grido "Allah è grande" pronunciato chiaramente in segno di sfida e di provocazione anticristiana e contro l’intera città? Infine, dobbiamo cancellare con un colpo di spugna le risultanze delle indagini e delle perquisizioni della Guardia di Finanza, che trovarono in moschea materiale di propaganda fondamentalista, tanto da portare all’arresto e alla condanna dell’imam in cui tuttora si riconoscono gli islamici?

Non possiamo cedere a queste minacce e a questi ricatti, in nome di una finta tolleranza religiosa che da parte nostra non è mai venuta meno. Non abbiamo paura a dire chiaramente che questa comunità islamica, proprio per i suoi comportamenti fuorilegge e per le sue ripetute minacce alla città, è per noi assolutamente sgradita e preferiremmo non averla sul nostro territorio, neanche in un immobile a norma. Siamo aperti alla libertà di culto, ma rigidissimi e chiusissimi verso la libertà di violare le leggi, minacciare la città, lanciare proclami e ricatti. Chi vuole stare a casa nostra deve dimostrarci innanzitutto rispetto.

Se la comunità islamica vuole potersi sedere a un qualunque tavolo di trattativa, che provveda a rimuovere gli ostacoli da loro stessi frapposti al dialogo e all’integrazione: 1) ammetta l’errore di aver occupato per anni abusivamente la struttura di via Peschiera; 2) abbandoni immediatamente qualunque proposito di insediarsi, ancora abusivamente, in via Varese, sospendendo da subito ogni attività in quello stabile; 3) allontani immediatamente e per sempre ogni esponente coinvolto in indagini sul terrorismo o che abbia pronunciato parole offensive e minacciose verso la città, a partire dal loro imam Mafoudi e dal loro rappresentante provinciale Barudi; 4) accetti a far parte della comunità, solo cittadini di paesi in cui siano riconosciute pari condizioni di reciprocità al culto cattolico e cristiano – altrimenti non vediamo perché qui da noi debbano essere garantiti i diritti religiosi, alle stesse persone che non li garantiscono a noi nel loro paese; 5) chieda scusa alla città e alle forze di maggioranza, per tutte le minacce e le offese arrecate in questi anni a fronte della semplice domanda di legalità posta loro da questa amministrazione comunale; 6) rinunci fin da ora ad occupare nuovamente le piazze o le vie per la loro preghiera, che nessuno gli proibisce di praticare privatamente senza violare alcuna norma della civile convivenza; 7) prenda pubblicamente e solennemente le distanze da qualunque forma di intolleranza o di fondamentalismo islamico nel mondo, a partire dai recenti assalti ad ambasciate italiane e occidentali per via delle vignette satiriche; 8) offra una reale e tangibile collaborazione alle forze dell’ordine nelle indagini contro il terrorismo – visto che fino ad oggi non si è mai visto un musulmano che denunciasse un altro musulmano per attività di sospetto terrorismo…

Solo a queste condizioni sarà possibile avviare un dialogo. Siccome al contrario tutte queste condizioni ad oggi non sono affatto rispettate, si sappia che qualunque minima apertura o concessione sarà considerata da noi un atto di arrendevolezza e di cedimento al ricatto e alle minacce islamiche.

 

Il Commissario della Sezione di Gallarate

Matteo Ciampoli

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 23 febbraio 2006
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