Crisi energetica, c’è pessimismo tra le imprese lombarde

La metà delle intervistate si aspetta una lunga fase destinata a peggiorare. Oltre il 70 per cento vorrebbe tornare al nucleare secondo una ricerca di Camera di Commercio di Milano

Ridurre i consumi privati, puntare sulle energie alternative o potenziare quelle esistenti? Le imprese lombarde non hanno dubbi, la crisi energetica c’è ed è sentita e temuta. Ad affermarlo è una recente indagine condotta dalla Camera di commercio di Milano su un campione di circa 200 imprese della regione. Quella che stiamo affrontando non sarebbe – secondo più della metà delle intervistate – una situazione transitoria bensì una fase profonda, destinata a durare ancora per molti anni e che potrebbe addirittura peggiorare. Tuttavia c’è anche chi non si sbilancia, limita le difficoltà al periodo invernale o non nasconde un sano ottimismo parlando di soluzioni entro poche settimane. Una conseguenza però è certa: la crisi si rifletterà direttamente sulle imprese facendo lievitare i costi della loro attività.

Di quanto? Tra il 5 e il 10 per cento, ha risposto la maggior parte delle intervistate (25,3 per cento). Ma c’è chi va oltre e stima che l’influenza della crisi sui costi imprenditoriali possa spingersi addirittura ben oltre il 20 per cento. Come intervenire? Le imprese (più del 50 per cento) indicano la vie dell’energia alternativa (solare, eolica, geotermica, biogas, biomasse,…) altre (più del 35 per cento)  suggeriscono di potenziare l’autonomia energetica del Paese. Tra le alternative proposte non è mancato il richiamo al nucleare. I favorevoli a un passo indietro in questa direzione sono più della metà degli intervistati. Alla domanda infatti ha risposto positivamente circa il 70 per cento delle imprese di cui, oltre il 47 per cento, ha replicato senza esitazione: "Si e bisognava farlo prima".

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 08 febbraio 2006
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