Dal Prefetto un invito al dialogo tra Comune e islamici

Incontro positivo tra il primo cittadino gallaratese e il portavoce della comunita musulmana, mediato dal prefetto Roberto Aragno

Un passo avanti verso l’integrazione. Il prefetto di Varese, Roberto Aragno, ha incontrato negli uffici di Villa Recalcati il sindaco di Gallarate Nicola Mucci e il portavoce della comunità islamica Mohamed Rachdi. Entrambi soddisfatti. Non si è parlato di moschea, ma della possibilità di aprire un tavolo ai fini dell’integrazione con le associazioni islamiche e l’amministrazione comunale, rispondendo ad una direttiva giunta direttamente dal ministro degli Interni Giuseppe Pisanu. «Servono ulteriori conferme, ma è senza dubbio un primo spiraglio di apertura sulla strada del dialogo», ha commentato Rachdi. Positivo anche il commento del primo cittadino gallaratese: «Un incontro proficuo, una prima presa di contatto per un futuro da valutare. Di moschea non abbiamo parlato e in Comune, ad oggi, non sono giunte richieste in merito ad un nuovo edificio di culto da parte della comunità pakistana».

Sulla possibilità di dar vita ad un corteo per sabato dall’uscita della A8 fino in piazza Libertà, la comunità islamica si riserva di decidere entro domani, giovedì 8 febbraio: «Decideremo con calma, attendiamo segnali positivi», spiega l’avvocato della comunità musulmana di Gallarate, Tatiana Bruna Ruperto. Fermo anche l’esposto alla Procura della Repubblica preparato dall’avvocato contro l’amministrazione comunale, non solo per la vicenda dello stabile di via Varese, ma anche per quella di via Peschiera. Gli islamici pregheranno anche venerdì prossimo in strada, mentre sabato in piazza Libertà potrebbe esserci, accanto all’annunciata manifestazione islamica, anche il banchetto di Alternativa Sociale: «Abbiamo chiesto lo spazio – dice Fabio Castano, consigliere comunale e anima del partito – per ora non ci hanno risposto. Comincia la campagna elettorale e noi vogliamo riprendere i nostri spazi, per affrontare temi cari a tutti gli italiani e non solo ad una comunità. Non abbiamo mai cercato lo scontro, ma vogliamo che le regole siano rispettate da tutti: se ci sono le condizioni per aprire un luogo agibile lo facciano pure, non ci siamo mai opposti. Diciamo un fermo no allo scontro di religione: non ci appartiene, non riguarda l’Italia né l’Europa. Sono altri che lo vogliono per fare i propri interessi».    

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 08 febbraio 2006
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