Dalla Tundra alla cucina di casa. Il lungo viaggio del gas

In tempi di crisi e riduzioni di import dalla Russia, un tentativo di spiegare da dove l'Italia compra il metano

 Da settimane si sente parlare di crisi del gas, di diminuzione dell’import dalla Russia, di furti dovuti al freddo pungente in Ucraina. Ma da dove arriva il gas che consumiamo ogni giorno nelle nostre case? La risposta non è semplice. Intanto, nel nostro Paese il gas copre il 34% dei consumi energetici italiani, contro il 44% del petrolio, e l’84% del metano utilizzato proviene dall’estero. Stando agli ultimi dati disponibili, del 2004, l’Italia ha prodotto 3 miliardi di metri cubi di gas, a fronte di un import pari a oltre 67 miliardi di metri cubi. Oltre l’80% del gas consumato in Italia viene importato: Norvegia e Olanda (24 per cento complessivo), Russia (36,5 per cento) e Algeria (35,4 per cento) sono i rubinetti più prolifici, seguiti da Libia (1 per cento) e, in misura minore, con navi metaniere allo stato liquido.

L’Italia è al nono posto tra i paesi consumatori di gas e al quarto tra quelli importatori. Da ogni Paese esportatore i grandi importatori europei, Snam per l’Italia, importa gas con contratti diretti con i produttori: in Russia ad esempio, è la Gazprom, società privata controllata dal governo Putin che rappresenta il 16,7 per cento dell’import italiano dalla Russia, ad aver diminuito la pressione dell’esportazione. Il sistema nazionale del gas è alimentato prevalentemente con gas di importazione che viene preso in consegna in territorio estero e convogliato verso il territorio italiano per mezzo di grandi gasdotti internazionali. Il gasdotto Tag, per l’importazione in Italia di gas proveniente dalla Russia composto da due linee di 380 km di lunghezza ciascuna, dotato di tre stazioni di compressione. C’è poi il gasdotto Transitgas, per l’importazione verso l’Italia di gas olandese e norvegese che tranista dalla Svizzera. Infine, per il Sud e il Centro Italia il gas arriva dal gasdotto transtunisino, che collega l’Algeria a Mazara del Vallo.

Le reti di trasporto in territorio nazionale sono costituite da circa 30 mila chilometri di gasdotti che fanno capo ad un ristretto numero di imprese, ciascuna delle quali gestisce la propria rete coordinandosi con le altre. Le imprese sono: Snam Spa, Edison Gas Spa, Società Gasdotti del Mezzogiorno Spa e Transmediterranean Pipeline Co Ltd. Sono servite tutte le provincie italiane ad eccezione di quelle della Sardegna e della provincia di Sondrio. Alla rete nazionale sono connessi direttamente circa 3500 clienti industriali e termoelettrici e 780 esercenti il servizio di distribuzione e vendita.

La rete Snam conta ventuno stazioni di compressione, delle quali dodici sono adibite al servizio di spinta, tre al servizio di iniezione in stoccaggio e sei ad entrambi i servizi. Nelle stazioni si trovano anche gli impianti di smistamento del gas, di riduzione e regolazione della pressione, di trattamento del gas e di ispezione delle condotte, oltre al sistema di telecontrollo che fa capo al centro di supervisione e controllo della Snam.

C’è poi il sistema italiano di stoccaggi, costituito da giacimenti esauriti gestiti dall’Eni e dall’Edison Gas, rappresenta un complemento necessario al sistema di trasporto e di approvvigionamento, per la forte dipendenza dell’Italia da fonti estere distanti. L’Eni gestisce otto stoccaggi, dei quali sette sono ubicati nella valle padana (Brugherio, Cortemaggiore, Ripalta, Sergnano, Settala, Minerbio, Sabbioncello) ed uno nell’Italia centrale (San Salvo). L’Edison Gas dispone di due piccoli stoccaggi (Cellino in Abruzzo e Collalto in Veneto). In Italia esiste un solo terminale di rigassificazione di gas naturale liquefatto, ubicato a Panigaglia, presso La Spezia. Il gas naturale liquefatto viene scaricato dalle navi metaniere ad una temperatura di circa -160 °C e dopo la sua vaporizzazione e compressione viene immesso nel gasdotto Panigaglia-Cortemaggiore. Il gas scaricato dalle navi viene immagazzinato in fase liquida in due serbatoi di capacità complessiva pari a 100.000 metri cubi. Infine, c’è la piccola quota di produzione italiana, con i giacimenti in coltivazione che si trovano prevalentemente nella zona dell’Adriatico. Altri se ne trovano in Puglia, in Calabria e nella pianura padana.

Complessivamente in Italia vi sono circa 100 giacimenti in coltivazione. Il gas estratto viene convogliato alle centrali di trattamento, 80 in tutto, dove viene reso conforme alle specifiche di qualità e di intercambiabilità, per il trasporto e la distribuzione. Le principali centrali di trattamento del gas di produzione nazionale sono ubicate a Casalborsetti, Ravenna Mare, Rubicone, Fano, Falconara, Pineto e Crotone.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 14 febbraio 2006
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