Elda Carletti: «Io mi aiutavo con i Beatles e i Rolling Stones»

Un tempo la lingua inglese era considerata una materia secondaria. C'erano pochi spunti, e gli insegnanti si dovevano inventare escamotage per convincere i ragazzi

A Varese, Elda Carletti è stata l’Insegnante di inglese. Nonostante si sia ritirata ormai da qualche anno, i "suoi ragazzi", oggi adulti più o meno affermati, ancora la ricordano per il suo fare schietto, la sua energia, il suo modo poco convenzionale di fare lezione: « Ero perfettamente consapevole di non poter insegnar loro la lingua. Potevo solo trasmetter la passione, la curiosità, l’interesse e per questo ho investito molto su piccoli espedienti per far sbocciare l’amore. In classe si parlava di grammatica, si studiava la fonetica, si approfondiva moltissimo la letteratura britannica e americana. Ma oltre non si andava».

La professoressa Carletti ha insegnato per tanti anni al liceo classico Cairoli, una scuola che, allora, prevedeva solo tre ore settimanali e unicamente nel ginnasio: « I ragazzi non avevano tutte le sollecitazioni che ci sono oggi. Io mi sono salvata con i Beatles e i Rolling Stones. Mi inventavo qualche attività extra, come la recitazione. Abbiamo allestito alcuni spettacoli in inglese, grazie anche alla collaborazione di una mia cara amica madrelingua. Penso di esserci riuscita, almeno credo che sia questo il senso dell’affetto che ancora oggi ricevo dai miei ex alunni».

Al di fuori delle ore di lezione, l’insegnate di inglese organizzava corsi pomeridiani con insegnanti madrelingua, vivacizzava le lezioni facendo recitare Beckett o Shakespeare nello scantinato della scuola, organizzava viaggi studio a Cambridge dove aveva stretto un accordo con la "Anglo World of Cambridge", lei stessa, ogni Natale, andava in Inghilterra per tenersi aggiornata, per migliorarsi, per adottare nuovi strumenti di didattica: «Io mi divertivo. Era incredibile: mi pagavano per divertirmi.  E questo era il senso del mio insegnamento: non potevo ambire di vederli parlare fluentemente, ma li mettevo in grado, con qualche centinaio di vocaboli, di costruirsi una via di apprendimento propria, in base all’importanza che ciascuno di loro dava alla mia materia. Io ho preferito la via della comunicazione a quella dell’insegnamento. Oggi le opportunità sono molteplici: i bambini iniziano a conoscere l’inglese sin dalla materna. Non è importante se imparano o meno a parlare: la cosa fondamentale è che capiscano che ci sono altre lingue oltre l’italiano. Che imparino ad ascoltare».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 20 febbraio 2006
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