Emodinamica aperta non stop

Dal primo febbraio è attivo 24 ore su 24 il reparto di emodinamica dell'ospedale s.Antonio

Dal 1 febbraio 2006 l’attività del servizio di Emodinamica dell’ospedale di Gallarate è estesa sulle 24 ore.

Soddisfatto il direttore generale dell’azienda ospedaliera di Gallarate Giovanni Rania, che dichiara: “L’estensione del servizio di emodinamica sulle 24 ore è sempre stato per noi un obiettivo irrinunciabile   al fine di evitare penosi trasferimenti per i malati e complicanze dovute all’aumento dei tempi di rivascolarizzazione.

Dall’istituzione del laboratorio di emodinamica, l’equipe cardiologica ha incrementato man mano l’attività sia quantitativamente sia ampliando la gamma degli interventi e la loro complessità. Attualmente si eseguono interventi anche su più vasi contemporaneamente. Risultati ottenuti grazie alla professionalità, disponibilità del personale medico e infermieristico sostenuto da entusiasmo, motivazione, spirito di abnegazione e profondo rispetto per i malati. La continuità del servizio consente alla nostra Cardiologia di essere ancor più moderna e punto qualificato di riferimento per il territorio».

L’équipe dedicata è composta da dieci infermieri, una caposala e quattro medici di cui uno in formazione, oltre a un gruppo di tecnici di radiologia. La collaborazione e la competenza degli altri medici hanno sostenuto e consentito di raggiungere questo traguardo sia per la selezione dei pazienti sia per la definizione condivisa delle linee guida per il trasferimento dei malati dagli altri ospedali dell’azienda.

«Il laboratorio di emodinamica – spiega  Roberto Canziani, direttore del dipartimento di emergenza urgenza e dell’unità operativa di Cardiologia  è fondamentale per la diagnosi di alcune malattie cardiovascolari, in particolare per la diagnosi della malattia coronarica. Per mezzo di un esame, quale la coronarografia, il cardiologo riesce a visualizzare con l’utilizzo di mezzo di contrasto l’albero coronarico definendo così anche il grado di eventuali ostruzioni (stenosi). Attualmente il cardiologo, diventato nel tempo interventista, può risolvere molti problemi mediante l’angioplastica (uso del palloncino) e posizionamento di stent che riducono la percentuale di riocclusione. In questo modo vengono evitati molti interventi cardiochirurgici con benefici evidenti per i malati. Queste tecniche sono diventate di fondamentale importanza nella terapia dell’infarto miocardio acuto. È da tempo noto che quanto più precocemente si instaura una terapia riperfusiva (cioè si ripristina il flusso di sangue nella coronaria responsabile dell’infarto) tanto minore è il danno che si instaura a livello del muscolo cardiaco. “il tempo è muscolo”  un’affermazione che è diventata un vero imperativo terapeutico. Infatti anche il 118 fa parte di questa strategia per consentire un ricovero il più precoce possibile. Se è vero che il tempo è muscolo è altrettanto vero che perdere tempo significa facilitare una evoluzione negativa della malattia (più morti  più invalidi). La terapia con angioplastica con o senza stent (angioplastica primaria) si è dimostrata sicura e più efficace . La percentuale di riapertura del vaso è di gran lunga più elevata di quella ottenuta  con i farmaci trombolitici».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 02 febbraio 2006
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