Freddato dopo aver parcheggiato sotto casa

Emergono ulteriori particolari sull'omicidio di Alfonso Murano, ucciso da 6 colpi di pistola. Il sindaco: «Chiederò più fondi per il controllo del territorio»

 Aveva appena parcheggiato a due passi da casa, Alfonso Murano (foto), il muratore ucciso a Ferno poco prima delle 21 di ieri sera, 27 febbraio. La portiera della sua Bmw è stata trovata aperta, i Carabinieri riferiscono che i pochi testimoni hanno notato quattro persone e Murano che parlavano, forse discutevano. Nulla faceva pensare al peggio, per questo di testimonianze circostanziate non ce ne sono. I quattro hanno poco dopo scaricato 6 colpi sul 42enne artigiano edile, sposato e padre di un ragazzo, studente alle scuole superiori di Gallarate, pregiudicato per reati contro il patrimonio, fuggendo poi a bordo di un’auto di grossa cilindrata.

Gli abitanti di via Piantanida, centralissima, a pochi passi da piazza Dante Alighieri e dalla parrocchia di S. Martino, non hanno visto e sentito nulla. Il cadavere di Murano è stato trovato riverso sul marciapiede, di fronte alla corte al numero 4 di via Piantanida. I buchi lasciati dai proiettili sono ben visibili sul muro e sulle grondaie della casa. «Stavo guardando la tv – spiega un vicino -, ho sentito alcune esplosioni, forse quattro, ma pensavo a dei petardi, visto il clima carnevalesco. Poi sono uscito e ho visto il corpo a terra». Muraro frequentava un bar in via Roma a Ferno, ma più spesso si spostava a Sant’Antonino, frazione di Lonate Pozzolo, dove ha sede la sua ditta. «Era un bravo ragazzo, conosciuto in paese», dice un altro passante. Nessun sospetto, nessuna tensione nei giorni precedenti al delitto. A Ferno i cittadini non sembrano avere troppa paura: «Fin che si ammazzano tra di loro, noi non abbiamo paura», continuano i cittadini presenti sul posto, riferendosi agli ultimi fatti criminosi avvenuti tra Ferno e Lonate Pozzolo, che hanno visto coinvolti soprattutto calabresi impegnati nell’imprenditoria edile. «Certo che una volta queste cose non succedevano – spiega Attilia, 70 anni, che dal 1953 abita all’interno della corte in via Piantanida – : cosa dobbiamo fare? Chiudiamo le porte e ci rassegniamo».   

«C’è poco da dire – spiega il sindaco di Ferno, Claudia Colombo -. Fatti come questo rappresentano una sconfitta per un sindaco. Episodi simili sono al limite, non ci siamo abituati, mi auguro che sia un caso, certamente ripetuto negli ultimi anni, ma mi auguro non diventi un’abitudine. L’attenzione è alta, il rapporto con i Carabinieri è stretto, le informazioni circolano, ma non è il caso di mescolare e sovrapporre i piani. Non ho elementi per fare collegamenti tra gli episodi, ma è certo che non sono casuali». Il Prefetto di Varese, Roberto Aragno, ha convocato il primo cittadino fernese per oggi pomeriggio a Villa Recalcati: «Sono soddisfatta dell’attenzione delle istituzioni – continua Colombo -. Il nostro territorio è sottoposto a numerose pressioni, l’aeroporto fa da catalizzatore. Chiederò più fondi per il controllo del territorio, ma in certi casi la fatalità è incontrollabile: ieri sera, dieci minuti prima dell’omicidio, una pattuglia della Polizia Locale è passata in via Piantanida, senza rilevare nulla».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 28 febbraio 2006
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