«Il rilancio del Luinese deve iniziare dalla ferrovia». Parola di Nanni Svampa

L'artista è testimonial del progetto "Muse's Lake". "Sbagliato puntare tutto sul turismo residenziale, ora servono strutture adeguate". I video della sua performance al Sestriere

La verve, la voce, la capacità di stare sul palco sono quelle di sempre. Quelle che da oltre quarant’anni sono la firma in calce alle sue pagine in dialetto milanese, scritte con la stessa penna sia che abbia davanti migliaia di persone sia quando canta per una platea di pochi intimi. Ma prima di sorridere sulle strofe di "La Rita dell’Ortica" accompagnato dal chitarrista Antonio Mastino o ammiccare alla "dona smorta" Nanni Svampa non disdegna di toccare argomenti più seri. Cresciuto sulle rive del Lago Maggiore, a Sangiano prima e a Portovaltravaglia ora, Svampa mantiene un rapporto speciale con il Verbano, le sue storie e i suoi abitanti.

«Con una battuta che ritengo pessima, sostengo che la guerra ha fatto di me un bambino felice. Ho passato l’infanzia a Sangiano, lì mi sono formato, ho conosciuto persone che canto ancora oggi. Per questo mi ha fatto piacere quando mi è stato chiesto di diventare il testimonial di Muse’s Lake. Penso di essere "l’ambasciatore" storico delle zone che si estendono tra il lago e Milano grazie al mio modo di cantare la loro vita e la loro cultura».

Il Luinese sta attraversando un periodo di crisi. Chiudono le industrie, faticano le strutture ricettive. Quali sono secondo lei le cause di questo momento difficile?
«Alla base della crisi c’è a mio avviso il decadimento completo della ferrovia: le stazioni sono abbandonate, i viaggiatori lasciati in balìa di un nastro registrato. Passano un sacco di treni merci ma non c’è un piano di risanamento serio della linea: sarebbe la prima cosa da fare. Dal punto di vista del turismo invece negli anni passati è stata fatta una scelta sbagliata: si è puntato tutto su quello residenziale senza sviluppare altre forme. Ci siamo accontentati dei tedeschi che hanno comprato casa senza incentivare l’arrivo di turisti negli alberghi. Ciò è anche dovuto a una mentalità tipica dei laghée, che vedono i turisti come rompiscatole, a partire dai milanesi pacia aria. Un’idea che ancora sopravvive e che non aiuta. E i politici si dimenticano sempre di questo settore, anche sotto le elezioni».

Lei vede una soluzione per far ripartire il turismo?
«Ho vissuto sulla mia pelle le difficoltà di organizzare qualcosa che richiamasse persone da fuori nella zona di Luino per assistere a concerti e spettacoli. Ora servono imprenditori in grado di impiantare alberghi e organizzatori professionali che sappiano richiamare pubblico e organizzare eventi validi. Noi personaggi dello spettacolo siamo pronti a fare la nostra parte e lo abbiamo già dimostrato in passato».

Gli artisti nel Varesotto non mancano e a Luino in particolare è nata una vera e propria scuola. A cosa è dovuto questo fiorire di comici?
«Una mia amica di Cannobbio sostiene scherzosamente che al di sotto del lago c’è un filone magnetico che influenza le persone e le rende un po’ matte. Io invece spiego la presenza di tanti comici in un modo un po’ più serio: il Luinese è un territorio difficile, duro. Anche dal punto di vista politico: qui la guerra di Liberazione ha vissuto episodi cruenti che hanno fortificato le personalità, così la gente ha avuto più voglia di emergere e ha raggiunto traguardi importanti. Il comasco invece è un territorio più bigotto, più tranquillo: da lì è uscito solo Memo Remigi che è bravo ma non fa ridere».

Lei è da sempre il paladino della canzone popolare. Negli ultimi anni si è assistito alla crescita di artisti che utilizzano il dialetto per realizzare brani moderni come per esempio Van De Sfroos o Sud Sound System. Lei crede che in futuro questa tendenza si rafforzerà?
«Potrà farlo se verrà concesso lo spazio adeguato, se sarà permessa la sua diffusione. Sarebbe bello, perché cantanti come De Sfroos o Paolo Conte sono in grado di farti conoscere, e apprezzare un territorio anche se non capisci quello che cantano. Io sostengo l’autonomia regionale, ma non in senso politico, sia chiaro. Penso che tutte le regioni abbiano la necessità di conservare e rivalutare la propria identità: l’autonomia e il federalismo sono interessanti se guardati in senso culturale».

Dischi, libri, concerti: la rivedremo impegnata su tutti i fronti anche nella stagione che sta iniziando?
«Nel 2006 cade il venticinquesimo anniversario della morte di George Brassens, il papà di tutti i cantautori: sarò impegnato in una tournée nella quale canterò i suoi successi rivisitati in chiave milanese. Ho in cantiere due dischi ma anche un libro delle poesie che recitava mio padre. Poi c’era il progetto di realizzare un festival estivo del cabaret e delle musica da realizzare a Varese, ma la caduta della Giunta lo ha per il momento "congelato" dopo che Regione e Provincia avevano già dato il benestare. Di sicuro tornerò sul palco nel Varesotto con diverse date: a luglio canterò a Tradate sul piazzale della nuova biblioteca. Avremo modo di rivederci presto».

Nanni Svampa al Sestriere – I video: 1 e 2

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 22 febbraio 2006
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