In corteo per dire sì al nuovo stadio

Alla manifestazione organizzata dal comitato “La nostra città il nostro stadio” hanno partecipato per lo più i tifosi della curva varesina, in tutto 100-130 persone

Un nuovo stadio per Varese. Lo scopo della manifestazione organizzata dal comitato “La nostra città il nostro stadio” era proprio questo: sostenere il progetto della famiglia Sogliano per rilanciare la squadra biancorossa e contemporaneamente dare alla città una struttura all’avanguardia, con negozi e possibilità di svago unite alla passione per il pallone. In piazza sono scesi circa in 130, stando ai dati della Questura (all’occhio non esperto di chi scrive sembravano raggiungere a fatica il centinaio), per lo più tifosi della curva, affiancati da pochi vecchi appassionati e qualche simpatizzante. In mezzo al corteo che da piazza Repubblica si è snodato fino in via Sacco anche i coniugi Meggiorin, genitori di Claudio, il barista di Besano ucciso in una rissa lo scorso giugno, frequentatore abituale della curva del Varese. 

Sotto gli occhi attenti di Carabinieri e Polizia, la manifestazione si è svolta pacificamente. I tifosi biancorossi, molti dei quali giovanissimi, hanno scandito cori e sventolato bandiere. In testa al corteo un lungo striscione orizzontale “Sì al nuovo stadio”. I cori hanno inneggiato al Varese, ai Sogliano, a Claudio Meggiorin e a Saverio Tibaldi, leader storico del gruppo Blood&Honour ucciso mentre era latitante in Spagna, nel 2003. Insulti invece al Como, ai Turri e a Lucarelli, giocatore del Livorno di dichiarata simpatia politica di sinistra. I cori in favore dello stadio si sono alternati con quelli classici della curva. Di dubbio gusto l’atteggiamento di molti ultrà che quando è partito l’inno italiano hanno prontamente sollevato il braccio destro, teso e ben visibile. I varesini hanno osservato il corteo con un misto di indifferenza e curiosità, solo alcuni automobilisti si sono spazientiti e hanno protestato strombazzando per la prolungata attesa nei pressi del Comune. All’interno del gruppo di tifosi alcuni si sono lamentati del fatto che nessuno della squadra né i vertici della società si sono fatti vedere. Altri notavano l’assenza «dei pantofolai varesini, che prima firmano le petizioni, poi non scendono in piazza quando c’è da farsi sentire».

Soddisfatto il presidente del comitato pro-stadio (che nel frattempo è arrivato a quota 3 mila firme), Emanuele Segic: «Abbiamo dato un forte segnale a Varese, un po’ di colore per le strade non guasta mai – ha detto l’avvocato -. La città ha partecipato, il tempo non è stato clemente con noi, ma va bene così. Il progetto del nuovo stadio sarebbe un valore per tutta la città , le polemiche ci sono sempre state quando si è cercato di fare qualcosa di nuovo, ma noi crediamo in questo disegno della famiglia Sogliano. Ora anche la politica deve intervenire, al di sopra delle parti e nell’interesse della città. Mi auguro che ci metteremo meno dei 6 anni che sono stati necessari a Biella. La manifestazione è spontanea, la società non è stata coinvolta: oggi è in piazza chi ci crede». Al termine della manifestazione i tifosi hanno appeso lo striscione che campeggiava in testa al corteo davanti a Palazzo Estense. Segic, prima del rompete le righe, ha fatto un augurio a tutti: «Spero di vedere presto il Varese giocare in serie B nel nuovo stadio». Prima c’è da battere l’Alessandria, ma crederci non costa nulla.  

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 25 febbraio 2006
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