Kit per la regolarizzazione, scatta il mercato nero

La denuncia è dell'Anolf. Pagati fino 150 euro per ottenre un modulo

«A Varese c’è chi ha pagato fino a 150 euro per ottenere un  kit per l’ingresso e l’assunzione di lavoratori extracomunitari in Italia. Due giovani marocchine appena entrate in ufficio mi hanno chiesto se da noi costavano di meno». Martine Illgen, responsabile dello sportello lavoro dell’Anolf- Cisl, è scioccata. Da una settimana si sente fare sempre la stessa domanda, in arabo, in francese, in spagnolo e anche in cinese: «Quanto costa il kit?».  
«Rimangono sorpresi – continua la Illgen – quando gli dico che da noi non si vende nulla e che non devono pagare niente. Sono arrivati persino cinque cinesi da Milano a chiedermi i moduli, cosa rara perché i cinesi non si vedono mai da noi. Erano disposti a pagare qualsiasi cifra, a darmi quello che volevo. Imbarazzante». 

Sabato 18 febbraio, primo giorno di distribuzione dei moduli, alle 9 non ce n’era più traccia né alla posta centrale nè negli altri uffici della città. Lunghe code e file per sentirsi rispondere: «Ritorni nei prossimi giorni». Le associazioni sindacali, i patronati e le varie organizzazioni che si occupano di immigrati non sanno cosa rispondere a tutte le richieste. «Le poste – incalza la responsabile dell’Anolf – manda la gente da noi, ma noi i kit non ce li abbiamo. Nel nostro ufficio la media giornaliera di richieste è di circa 150 moduli. Io alle poste ne ho chiesti duecento, ma per martedì ne consegneranno solo 39. Un’assurdità, che cosa vengo a fare in ufficio a respingere la gente?»

Sotto accusa non è solo la razzia dei kit da parte degli speculatori, ma anche i costi per la compilazione. «Alcune organizzazioni -conclude la Ilgen – fanno pagare fino a 800 euro per il disbrigo della pratica. Molti di questi sono stranieri che vivono sulla pelle di altri stranieri. E poi bisogna denunciare lo spreco di risorse perché il kit contiene tre moduli: uno per il lavoratore stagionale, uno per quello subordinato e un altro per il lavoratore domestico. Di questi tre, però, solo uno puo’ essere usato e il resto si butta».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 24 febbraio 2006
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