L’emergenza rifugiati non è risolta, scende in campo la Caritas

Il direttore don Roberto Davanzo interviene sulla questione e chiede un tavolo regionale permanente

Il flusso dei rifugiati sbarcati a Malpensa è diminuito, ma non è cessato. Venerdì scorso sono arrivate quattro persone e altre otto sono giunte questa mattina. Nel prefabbricato messo a disposizione da Sea ci sono al momento 30-35 persone. A questo punto anche la Caritas Ambrosiana fa sentire la propria voce. In prima linea a Malpensa e non solo (vedi scheda)  si fa avanti per chiedere una soluzione definitiva alla delicata questione dei rifugiati politici.

«Ormai – afferma don Roberto Davanzo, direttore della Caritas Ambrosiana – siamo di fronte a una questione strutturale, rispetto alla quale gli strumenti fin qui utilizzati non sono più adeguati. Lo dimostra la recente impennata di arrivi, lo dimostrano i numeri dei nuovi flussi, lo dimostra il fatto che persone sbarcate anche in parti d’Italia molto distanti da Milano vengono indirizzate verso la nostra città. Non possiamo più nasconderci la serietà della questione. Anzi, occorre pensare a nuovi e più adeguati strumenti normativi: sarà un compito importante, in un paese che ancora non dispone di una compiuta legge sull’asilo, per il nuovo parlamento che uscirà dalle elezioni di primavera. Ma anche in ambito territoriale ci si deve dotare di nuove e più adeguate strategie di accoglienza, che permettano di avere disponibilità immediate, agili. E soprattutto si deve avviare un tavolo regionale permanente di consultazione e confronto, convocato dagli enti amministrativi territoriali e aperto al contributo degli organismi del volontariato e della società civile. Tutto ciò per evitare di finire, come è successo nel caso di via Lecco, sul piano dello scontro politico. O dell’accoglienza in ritardo e approssimativa, come accaduto a Malpensa».
Nell’aeroporto internazionale da tempo la Caritas è impegnata a gestire insieme al Cir (Consiglio italiano rifugiati) uno sportello per l’orientamento socio-giuridico e l’assistenza agli stranieri richiedenti asilo. Ma in tutto il territorio diocesano, soprattutto nelle zone di Varese e Milano, Caritas e le cooperative a essa legate gestiscono strutture di accoglienza, spesso sulla base di convenzioni con enti locali e impiegando operatori sociali, volontari, disponibilità economiche.
Che, malgrado la grande disponibilità dei volontari, sul problema la confusione regni sovrana è confermato anche da Marco Tenaglia responsabile del CIR: «
Come ente di tutela il Cir ha fatto richiesta di ulteriori  50 posti che facciano da ammortizzatore per il sistema che già esiste, ma per ora non abbiamo risposte definitive». I Comuni italiani che hanno aderito al bando per la prima accoglienza sono 102, con 2400 posti a dispozione. In provincia di Varese solo 4 amministrazioni hanno messo a dispozione alloggi, per un totale di 15 posti: Cardano al Campo, Samarate, Malnate e Sesto Calende. In più ci sono 2 centri a Varese ed uno a Marzio. I rifugiati giunti a Malpensa lo scorso anno sono stati 450, ma il trend nell’ultimo mese sembra essere in forte crescita.

Un discorso più ampio sulla gestione di chi arriva a Malpensa e chiede asilo politico è necessario, ma è ancora più urgente la gestione pratica della prima accoglienza.
Gli alloggi reperiti nelle vicinanze dello scalo per le persone richiedenti asilo sono dignitosi, fa notare la Caritas, ma molto insicuri (nessun custode, nessun telefono) e logisticamente scomodi, sia per loro (che ogni giorno attraversano i campi dell’area aeroportuale per recarsi a mangiare), sia per il personale dello Sportello rifugiati Caritas-Cir, che hanno ancora in carico la loro assistenza. Le famiglie con minori sono state sistemate, anche a carico di Caritas, in alloggi nel territorio meno disagevoli. Soprattutto, però, è urgente chiudere le pratiche di verbalizzazione della domanda d’asilo, senza la quale non parte la procedura di assegnazione dei soggetti al territorio; il rischio è che alcune persone restino a Malpensa ancora per giorni. Inoltre, rilancia la Caritas,  è necessario che si sblocchino al più presto posti di pronta accoglienza per affrontare l’emergenza.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 28 febbraio 2006
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