L’esilio degli skater. Senza una rampa e con la polizia a ruota

Nel capoluogo manca una struttura adeguata e per strada i giovani skater non possono andare. Le testimonianze di alcuni ragazzi

 Sono giovani, spesso giovanissimi. Vestono comodo e amano la musica alternativa, ma rigettano le  etichette. Le loro parole d’ordine sono “ollie”, “trick flip”, “slide”. Amano la loro tavola, lo skateboard. A Varese sono tanti, almeno tre gruppi composti da dieci-quindici persone l’uno, ma anche nel resto della provincia, da Somma Lombardo a Castronno fino a Maccagno gli skater fanno evoluzioni e chiedono spazi per la loro passione. Negli scorsi giorni ci è arrivata la segnalazione di un lettore, Alberto Paci, che riportava un episodio nel quale la Polizia Locale ha impedito ad alcuni ragazzi di andare sullo skate in centro. Altre mail sono arrivate, innanzitutto quella di un “vecchio” skater, il 30enne Alessandro De Simone, che spiega: «È sempre stato così, sulla strada non si può andare, il rapporto con la polizia è sempre stato critico. Io, col tempo, ho imparato a fare mio il detto "spingi il tuo skate e chi se ne frega degli altri!!"».

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Gli skater di oggi hanno tra i 15 e i 20 anni, a Varese si trovano in via Como, davanti ad un noto negozio specializzato in vestiti e attrezzatura. Federico Pagliaga ha 16 anni, è di Varese e studia. Fino allo scorso anno andava tutti i giorni per le vie del centro: «Nei week-end c’è sempre più gente per strada, i problemi sono tanti perché non ci sono strutture adeguate. Noi poi cerchiamo le emozioni della street. La gente si lamenta, chiama spesso la polizia per il chiasso e il rumore. Ci hanno anche dato due multe da 35 euro l’una. Sono soprattutto gli anziani a lamentarsi, ma noi non abbiamo un posto dove andare. Fuori Varese ci sono skate park, ma sono lontani, a Maccagno, Bodio, Somma Lombardo, Castronno o Lugano. Ci vorrebbe qualcosa a Varese». Il trend, a sentire i ragazzi, è in crescita: lo skate fa moda, soprattutto per gli abiti e le scarpe. Non tutti però vedono di buon occhio questa massificazione. Giacomo Maraboli, 16enne studente al Liceo Scientifico varesino fa skate da un anno e mezzo: «Andiamo dove possiamo, saliamo sulla tavola e facciamo quello che riusciamo fin che non ci cacciano. L’età media del mio gruppo è di 16 anni, poi ci sono altri ragazzi che si trovano in punti diversi della città, in piazza Repubblica, a San Vittore, in piazza Monte Grappa o dietro l’Università dell’Insubria. La gente si lamenta per il rumore, ma senza un luogo ad hoc non possiamo fare nulla».

Più fortunati sono Tomaso Bassani e Daniele Zambon (foto), rispettivamente 17 e 15 anni. Il loro regno è a Castronno, dove il Comune ha comprato una rampa e ha dato in gestione ai ragazzi dell’associazione Terven, una quindicina di giovani, uno spazio dove divertirsi e skateare. «Sono tre anni e mezzo che andiamo in skate – spiega Tomaso -. Questa rampa la chiedevamo da tempo, e lo scorso Natale il Comune l’ha comprata usata per circa 8 mila euro da un costruttore che conoscevamo noi. Abbiamo contribuito a ripagarla consegnando i giornali comunali e ora possiamo skateare in libertà». Anche Tomaso e Daniele frequentano i gruppi di Varese: «Certo, avere uno spazio in città – prosegue Daniele – sarebbe un sogno. Senza una struttura siamo costretti ad andare dove capita, ma sappiamo bene che ci sono concessi non più di 5 minuti, poi siamo costretti a sloggiare». Lo skate park ha portato a Castronno sempre più persone: ora sono in 15 più o meno fissi, ma d’estate il numero cresce notevolmente. Il fascino della strada non viene però dimenticato: «Lo skate nasce da lì – continua Tomaso -, non possiamo fare a meno di gradini e scivoli. Con la polizia cerchiamo di avere un rapporto cordiale, fanno il loro mestiere. Quando ci cacciano, ci spostiamo, sempre alla ricerca di nuovi stimoli. Per esempio questa estate siamo andati a Marina di Ravenna, la capitale italiana dello skate insieme a Milano». E allora: “Spingi il tuo skate e chi se ne frega degli altri”, finchè qualcuno non ti ferma…

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 07 febbraio 2006
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