“L’Italia è ferma, e la colpa è del governo”

Guido Alborghetti, ex deputato del Pci-Pds, esamina le azioni del centrodestra in materia di economia e costituzione presentando il suo Libro Nero del Governo Berlusconi

C’era una volta il Libro Nero del Comunismo. Un’opera ponderosa, impressionante, a un tempo documentata e faziosa, che accusava indirettamente tutte le sinistre mondiali per gli 85 milioni di morti provocati dai regimi totalitari di matrice comunista. Scopo della gran pubblicità che l’opera ricevette: tributare il giusto ricordo alle vittime e additare la bassezza dei carnefici? No, dare addosso agli avversari politici del momento associandoli a quei crimini.
Oggi in Italia appare il Libro Nero del Governo Berlusconi. Il paragone può far sorridere, ma al posto dei milioni di morti ci sono i miliardi di euro di danni all’economia italiana. È quanto sostiene in 472 spietate pagine, edite da Nutrimenti, l’autore Guido Alborghetti, già parlamentare di liungo corso (quattro legislature nelle file del Pci e del Pds), intervenuto ieri sera al Museo del Tessile su invito del Comitato Salviamo la Costituzione.

A presentare l’illustre ospite è stato l’avvocato Vittorio Celiento, animatore del comitato che pubblicizza il referendum sulle riforme costituzionali. Celiento, deplorando queste ultime come "disegno autoritario", ha dipinto il capo del governo come un uomo dalle tendenze dittatoriali: "Mostra disprezzo per il Parlamento, per la stampa, per i valori della Resistenza da cui è sorta la Repubblica, e non tollera alcun centro di potere rivale. Su 138 volte che in parlamento si è tenuto il question time, lui non si è fatto vedere una volta sola. Non dobbiamo negare la realtà per paura di apparire faziosi e cattivi: ci sono molti modi di essere dittatori, la storia lo dimostra. Esserlo alla maniera di Hitler o Stalin oggi sarebbe difficile".

"L’attacco alla Costituzione è cominciato ben prima dell’approvazione delle riforme, tramite un mix di forzature, violazioni e svuotamento di norme" ha rincarato Alborghetti. "Quante volte Ciampi ha dovuto rinviare decreti alle Camere per manifesta incostituzionalità? Il Parlamento ha sempre riapprovato a scatola chiusa, perchè il governo poneva una fiducia dietro l’altra, un ricatto continuo: o votate questo o si va a casa. E nella nuova Costituzione è scritto che se il parlamento vota la sfiducia al governo, non va a casa il governo, ma i parlamentari… che con la nuova legge elettorale, per giunta, devono obbedienza non ai cittadini elettori, ma alle segreterie di partito".
Per Alborghetti "si violano le regole fondamentali della convivenza, siamo ai limiti della democrazia, se non al di fuori. per modificare la Costituzione ci si è solo chiesti: cosa conviene a noi?". La confusione del nuovo testo costituzionale è stata denunciata con forza dall’esponente diessino, che ha giudizi severi anche per la devolution: "Oltre a minare l’eguaglianza dei cittadini creando sistemi molto diversi, si moltiplicano i centri di spesa, aumentando la stessa, come prova l’esperienza, perchè tutti, per accrescere il proprio potere, cercano di spendere il più possibile. In più è dimostrato che al trasferimento di oneri e funzioni ai livelli amministrativi locali (sussidiarietà) non corrisponde mai il relativo trasferimento di risorse (soldi, personale): così Comuni, Province eccetera si devono rifare sui cittadini, aumentando costi e pressione fiscale".

Passando a parlare di economia, Alborghetti l’ha definito il campo in cui più carente, per non dire rovinosa, è stata l’azione del governo. "Berlusconi si lamentava della scarsa crescita del Paese nel 2000 (+3,4% di Pil): bene, nei suoi cinque anni non siamo più arrivati a quei livelli, e nel 2005 l’Italia è ferma come il suo Pil, inchiodato sullo zero. Dicono sia colpa dell’11 settembre: sciocchezze, l’economia mondiale galoppa al 4 e passa per cento l’anno (e gli Stati Uniti vanno benissimo, ndr). Dicono che l’Europa arranca: va così così, ma l’Italia è sempre ultima. Perfino il World Economic Forum di Davos, non certo una congrega di comunisti, ci ha declassati nelle classifica della competitività: siamo al 47° posto, nel 2000 eravamo al 26°. Nell’Europa a 25, dietro di noi c’è solo la Polonia".
Secondo Alborghetti il governo non ha fatto niente: ha solo lasciato correre. "Tremonti si aspettava, e l’ha detto, un ‘rimbalzo’ dell’economia dopo la crisi. Ha lasciato galoppare l’inflazione
: gli aumenti speculativi seguiti all’introduzione
dell’euro strangolavano i redditi più bassi e solo quelli. E l’aumento
dei carburanti? Visco aveva defiscalizzato gli aumenti,
ma il governo attuale se ne è ben guardato, e gli introiti delle tasse sui
carburanti sono aumentati di
5 miliardi di euro in altrettanti anni: quindi alla pompa della benzina Tremonti le mani in tasca ce le ha messe eccome". Anche sulle imposte dirette Alborghetti non è stato tenero: "Si è voluta introdurre la flat tax nei fatti: solo l’1% degli italiani dichiara il reddito che verrebbe colpito dall’aliquota più alta. La Costituzione dice esplicitamente che la tassazione deve essere progressiva: è un presidio di democrazia. Tremonti ha poi riformato la tassazione sui reddditi da capitale, e Mediaset ha risparmiato in un colpo solo 225 milioni di euro in tasse…"
Saranno le elezioni a dire se il Libro Nero dovrà avere un seguito.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 17 febbraio 2006
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