La Bosnia è stata la palestra dei leader islamici indagati

Tra gli indagati della polizia varesina per attività legate al terrorismo internazionale anche alcuni reduci della guerra nell'ex Jugoslavia

L’inchiesta svolta dalla Digos varesina ha portato alcuni risvolti internazionali. Tutto è partito da alcune intercettazioni telefoniche. «Combatterò l’Italia ovunque passino i miei piedi», è una delle frasi che ha indotto le forze dell’ordine ad intervenire e a sequestrare materiale di propaganda.
Il teatro delle indagini ruota intorno ala moschea di via Giusti e ad alcune abitazioni. Un ruolo centrale lo avrebbero avuto il tesoriere Abdelmajid Kassous e il suo vice Abdellilah Atassi, entrambi marocchini e reduci della guerra in Bosnia. Un altro leader, anch’esso noto sulla scena internazionale per la sua presenza nell’ex Jugoslavia, ma anche in  Afghanistan, dove ha combattuto a finaco dei talebani è Said Ben Faical.

 Il bilancio dell’azione della Digos è  di 17 persone indagate a seguito di 18 perquisizioni. Secondo gli inquirenti l’evoluzione delle indagini ultimamente sempre più di frequente riguardanti abitazioni private, sono da imputarsi alla varietà dei luoghi scelti come ritrovo per attività di fiancheggiamento al terrorismo internazionale. «E’ bene abbandonare l’idea che la moschea sia l’unico posto per riunioni di questa natura», hanno fatto sapere dalla Digos. Le persone al centro dell’indagine sono indagate per i reati ascritti dall’articolo 270  bis del codice penale, vale a dire “Associazioni con finalità di terrorismo anche internazionale o di eversione dell’ordine democratico”.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 02 febbraio 2006
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