La campagna elettorale della Lega aperta dalla sua festa di compleanno

Alla festa per i 15 anni del movimento presenti Bossi, Calderoli, Castelli e Maroni. Unica tensione: strattonato un giovane che portava il tricolore a Bossi

E’ una Lega molto diversa da quella vista settimana scorsa al congresso dei Giovani Padani, quella che ha partecipato alla festa dei 15 anni del movimento.
Più composta, molto più "in campagna elettorale", visto che l’anniversario ha coinciso proprio con l’inizio della tenzione per le politiche. Anche meno densa di persone, visto che il teatro Apollonio non era proprio zeppo come invece è avvenuto settimana scorsa, anche se i partecipanti hanno dispensato il solito calore e i protagonisti del movimento, Bossi in testa.
Una Lega "che in questi quindici anni è cambiata in meglio, diventata grande, che ha saputo esprimere persone di governo ma ha saputo mantenere una caratteristica di lotta" secondo le definizioni e il bilancio che ne ha fatto il ministro del Welfare Roberto Maroni, ma che è anche ben conscia della delicatezza del momento e di quanto il movimento ormai "anziano" si giochi molto della sua sopravvivenza in questa manciata di tornate elettorali.

Dalle dichiarazioni dei ministri è ormai evidente quali sono le parole d’ordine del Carroccio nella campagna per le politiche: niente pacs e difesa della famiglia "quella vera, non quella fatta da un uomo con un uomo e una donna con una donna" secondo le parole del ministro Calderoli. Niente voto agli immigrati, "che l’Unione vorrebbe far votare senza che nemmeno sappiano chi votano" sempre secondo le opinioni del ministro delle Riforme. Parole d’ordine confermate ai giornalisti anche da Umberto Bossi: che però per il suo intervento sul palco si è limitato a dispensare amarcord e "dietro le quinte" piccanti della militanza di Castelli, "Una ottima scelta perchè qualunque altro ministro in quella posizione l’avrebbero buttato giù in una settimana" anche se "si dava da fare con le ragazze".

Il messaggio più forte l’ha però riservato però Roberto Maroni, sollecitato sui referendum: "Se la devoluzione non dovesse passare vorrebbe dire che l’alleanza che la lega fatto nel centro destra non sarà più riproducibile – ha detto Maroni – Da lì ci muoveremo quindi per la creazione di un punto di riferimento per tutti i partiti autonomisti. Perchè se la partita della devolution dovesse essere persa la Lega non si limiterà certo a discutere su chi sarà il leader della maggioranza, se Casini o chi: la Lega non è ne di destra nè di sinistra, alla Lega importa portare avanti quello per cui è nata e persegue da 15 anni; il federalismo". Insomma, è dall’Apollonio che Maroni ha lanciato ufficilamente l’ipotesi del "terzo polo", formato dagli autonomisti uniti, dopo il voto referendario. Un’ipotesi che hanno bene o male confermato i suoi compagni di governo tranne che dal Senatur, che quando è stato interpellato in merito non sembrava nemmeno informato.

Tra maghi e cantautori padani, la festa ha riservato anche un po’ del folclore tipico del movimento, rappresentato principalmente dalla "Bicicletta padana" realizzata dalla Colnago, e dalla partecipazione attiva di tutti i leghisti – che hanno scandito slogan e parole d’ordine come se fossero satati "in diretta" – al lungo documentario che ha ripercorso la storia della Lega in tutti questi 15 anni: "E’ stato emozionante – ha ammesso Bossi dopo la proiezione – vedere Venezia mi ha fatto scendere una lacrima".
Insomma: è stata una festa alll’insegna del "volemose bene", in una poltiglia di nostalgia e di incoraggiamento a ricominciare con un altra difficile campagna elettorale.
L’unico momento di tensione è stato vissuto quando un giovane ha cercato di avvicinarsi a Bossi sventolando un tricolore: il rischio di venire alle mani è stato concreto, ma la faccenda si è risolta in pochi attimi, con i carabinieri che hanno scortato via il ragazzo e Rosy Mauro che riservava parole pacificanti ai protagonisti della scaramuccia.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 12 febbraio 2006
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