La liberalizzazione dei servizi non esiste più

Il Parlamento Europeo voterà giovedì 16 sulla direttiva Bolkestein

Il Parlamento Europeo, riunito in sessione plenaria a Strasburgo, si prepara a dare un parere, in prima lettura, sulla tanto discussa direttiva Bolkestein sulla liberalizzazione dei servizi nel mercato unico. I due maggiori gruppi politici in seno all’europarlamento, il Partito popolare europeo (PPE) ed il partito socialista europeo (PSE), hanno raggiunto la settimana scorsa un compromesso al riguardo, introducendo il principio della libertà di fornire servizi al posto del tanto temuto e criticato principio del paese d’origine (in base al quale un prestatore di servizi che decida di operare in un altro paese comunitario è soggetto solo alla legislazione del paese in cui ha sede la propria impresa, quindi alle leggi del paese di provenienza).

Inoltre, sulla base del voto all’interno della "Commissione Parlamentare Mercato Interno" restano esclusi dal campo di applicazione della direttiva, oltre ai settori già lasciati fuori dalla proposta iniziale, (quali servizi finanziari, servizi e reti di comunicazioni elettroniche, trasporti regolati da altri strumenti UE e fiscalità), anche la sanità, l’audiovisivo, le professioni legate all’esercizio della pubblica autorità (notai), i servizi coperti dalla legislazione UE, i giochi d’azzardo ed i casinò. La relazione votata da tale commissione limita perciò la portata dell’iniziale proposta della Commissione europea, permettendo ai paesi di imporre delle restrizioni legate a motivi di ordine pubblico, alla protezione della salute o dell’ambiente.

Viene a questo punto da chiedersi cosa resta della proposta della Commissione e della "vecchia Direttiva Bolkestein"; al riguardo alcuni parlano di direttiva servizi "diluita" dal PE, altri di versione "light" del progetto originario, altri sostengono addirittura che la direttiva, in quanto tale, non esista più. La questione non è comunque risolta, dal momento che il testo non smette di suscitare critiche e timori.

Da una parte, chi voleva una vera liberalizzazione nel settore si trova insoddisfatto, dato che le eccezioni sono molte ed importanti, dall’altra parte, i sindacati hanno organizzato manifestazioni qui a Strasburgo per protestare contro il rischio di dumping sociale e di livellamento verso il basso.

Ricordiamo che la direttiva Bolkestein (dal nome dell’ex commissario al mercato interno Frits Bolkestein) aveva rappresentato una della maggiori fonti di inquietudine durante la campagna per il referendum sulla Costituzione europea in Francia e, subito ribattezzata direttiva Frankestein per mettere in evidenza il timore con cui veniva percepita dall’opinione pubblica europea, aveva legato la propria immagine a quella mitica del plombier polonais(l’idraulico polacco) che avrebbe dovuto invadere gli stati della vecchia Europa, in particolare la Francia, provocando un abbassamento dei salari e un livellamento verso il basso in materia di salari e sicurezza.

Non tutti in seno al Parlamento sono comunque d’accordo con il compromesso raggiunto la settimana scorsa, e l’esito del voto resta incerto fino a giovedì; in questi due giorni la questione sarà ampiamente dibattuta dagli eurodeputati. Nel frattempo sei paesi membri (Spagna, Regno Unito, Olanda, Polonia, Repubblica ceca, Ungheria), convinti che una liberalizzazione nel settore rappresenti un’importante possibilità di crescita e di sviluppo, nonché di creazione di nuovi posti di lavoro, hanno scritto una lettera alla Commissione europea per chiedere di non far perdere incisività alla direttiva, poiché l’esistenza di mercati competitivi è alla base del raggiungimento degli obiettivi della strategia di Lisbona.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 16 febbraio 2006
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