La Lombardia rende omaggio a chi è morto adempiendo al proprio dovere

E' la Giornata della Memoria. Gli interventi di Attilio Fontana e Roberto Formigoni

Oggi la Regione Lombardia ha celebrato la “Giornata della memoria”, momento commemorativo dei cittadini vittime della criminalità e dei rappresentanti delle forze dell’ordine caduti nell’adempimento del dovere.

La celebrazione, che cade nei giorni in cui quasi trent’anni fa una pattuglia di Polizia stradale perse la vita in uno scontro a fuoco con la banda di Renato Vallanzasca, è stata istituita con una legge regionale del 2004 per ricordare quei cittadini che, con il loro sacrificio, hanno contribuito ad affermare il valore morale e civile della comunità lombarda.

Alla cerimonia, svoltasi in Aula Consiliare, sono intervenuti il Presidente del Consiglio regionale, Attilio Fontana (LN), e il Presidente della Regione Roberto Formigoni, che hanno tenuto un intervento commemorativo alla presenza dei Consiglieri regionali e delle autorità militari civili e religiose. A seguire il Consiglio ha osservato un minuto di silenzio, sulle note del Silenzio fuori ordinanza, suonato da un trombettiere militare.

“Con questa solenne cerimonia –ha esordito il Presidente Fontana– vogliamo ricordare gli uomini e le donne di Lombardia che hanno operato nella nostra Regione servendo e difendendo lo Stato, accomunando nel ricordo anche i semplici cittadini vittime del terrorismo, della mafia e di ogni altra forma di criminalità. Il loro sacrificio evidenzia l’incommensurabile valore morale e civile  racchiuso nelle loro storie. Un detto dei Paesi nordici –ha proseguito Fontana– recita: “muoion le greggi, muoion i parenti, morrò anch’io. Ma il buon nome mai morrà, né la reputazione di chi lo merita”. L’esempio mirabile di chi si è sacrificato per salvaguardare la sicurezza dei cittadini va rinverdito ogni giorno ed ecco perché la Regione Lombardia – che in questi anni si è distinta per una particolare e dovuta sensibilità (anche attraverso provvedimenti di legge) nei confronti delle vittime e dei familiari delle vittime di atti criminali- ha dato vita a questa riunione nell’Aula del suo Consiglio, volendo così testimoniare la vicinanza delle istituzioni ai cittadini”.

Formigoni ha precisato dal canto suo che la Regione sta "operando per un rafforzamento della polizia locale e per un maggior coordinamento con le forze dell’ordine". Secondo Formigoni "c’è bisogno di un’educazione ai valori di fondo per la diffusione del rispetto reciproco e di una convivenza più umana, così da realizzare una concordia tra tutti gli attori sociali. La cerimonia di oggi – ha ricordato ancora Formigoni – assume un rilievo particolare per nuovi imperativi che siamo chiamati a fronteggiare, ovvero il terrorismo, nuova minaccia che si affianca all’attacco delle delinquenza di più antica matrice".

La legge, di cui sono stati promotori e relatori i consiglieri regionali Carlo Saffioti (FI), Sveva Dalmasso (Per la Lombardia), Silvia Ferretto Clementi e Pietro Macconi (AN), individua la data del 6 febbraio prendendo spunto da un fatto di sangue accaduto nel 1977 quando, nei pressi del casello autostradale di Dalmine, la furia omicida di Renato Vallanzasca prese di mira due agenti in servizio. La mattina di domenica 6 febbraio 1977 un’auto sospetta venne segnalata dalla Polstrada e una pattuglia venne mandata per il controllo. Non appena furono chiesti i documenti, avvenne la sparatoria. E a terra rimasero i corpi dell’agente di Polizia stradale Renato Barborini, 27 anni, originario del Trentino e in servizio a Seriate, e di Luigi D’Andrea, 32 anni, di San Nicola La Strada, nel Casertano, da otto anni a Bergamo e che viveva a Cavernago con Gabriella Vitali e le figlie Lucia e Giovanna. Barborini si doveva sposare entro l’anno con una ragazza di Almenno San Salvatore.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 07 febbraio 2006
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