Le esortazioni lasciano il tempo che trovano, a meno che…

Mia zia, donna di scienza e di intelligenza, usava dire: “Metà consigli e metà denari.” Il che mi ha reso sempre diffidente delle esortazioni che iniziano con il verbo “bisognerebbe”. Mi pare di essere caduto in questo deplorevole vezzo quando auspicavo l’abbandono della carta e l’impiego di testi elettronici. Vediamo quindi quale sia il grado di concretezza della esortazione da parte di chi la fa. E vediamo anche se in questo caso si realizza l’invito dei latini: “Medice, cura te ipsum”, o medico, comincia con il curare te stesso. Saggezza dei proverbi, che da secoli si tramandano oralmente, senza necessariamente usare carta.

Infatti io cerco di non usare documenti su carta stampata. I bilanci, i verbali, le relazioni che mi necessitano nella professione, chiedo sempre che mi siano inviati per posta elettronica come files allegati. I clienti e i colleghi ormai mi considerano un fissato; io stesso ribadisco che sì, è una mania, ma a fin di bene sia per me, sia per loro, sia per l’universo mondo. E la recente notizia che i cedolini degli stipendi emessi in forma elettronica anziché su fogli a stampa fanno risparmiare, per un solo dicastero romano, ogni anno una foresta delle dimensioni di Villa Borghese, mi ha impressionato. Ma il problema è ben più generale e profondo: è lo spreco che il nostro modo di vivere comporta, ed è infine l’insostenibilità di questo spreco per l’equilibrio del nostro mondo.

Non voglio fare la Cassandra, la profetessa di sventure. Tutti noi abbiamo, in tante occasioni e letture, avuto notizie ed elementi di giudizio in proposito, e questa consapevolezza è lì, nel fondo del nostro sapere. Voglio solo, ora, dare concreta indicazione dei modi e dei problemi comportamentali connessi con il semplice invito di non sprecare carta, prodotto ottenuto con legno, acqua, energia; tutti elementi preziosi e limitati.

Non è stato facile, e ancora non è facile. Bisogna imparare, e ci vuole grande costanza e buona volontà. Ricordo quando sono state immessi sul mercato i dittafoni, macchine che registravano parole che poi venivano ripetute alla segretaria che le trascriveva su carta. Ci siamo dovuti abituare a ordinare i pensieri prima di dettare qualcosa, non c’era più la stenografa alla quale si poteva dire: mi rilegga l’ultima frase, la sostituiamo con questa, oppure vada al principio e iniziamo invece così, mi legga ancora, no, così non va bene. Eravamo lì impegnati in due persone, chi dettava e chi trascriveva, eppoi la stenografa andava a battere a machina quello che aveva scritto, e sottoponeva la lettera che forse andava corretta, e così via. Con il dittafono però, chi dettava doveva abituarsi a formulare il testo nella sua testa prima di aprire la bocca. Un bello e utile esercizio di organizzazione della intelligenza, ma non facile. Bisognava abituarsi, allenarsi.

Poi, con i computer e i programmi di elaborazione dei testi, le segretarie stenografe e dattilografe sono tramontate, e ognuno di noi scrive i propri testi, li corregge e li impagina nel modo migliore. Bisogna imparare a scrivere sulla tastiera, e questo è veramente il compito più arduo per chi si cimenta con il computer, anche se l’uso del mouse ha molto semplificato la consultazione e la lettura (non però la scrittura).

E’ difficile abituarsi a leggere prospetti e relazioni non tenendo i fogli in mano, ma guardando il monitor. Quando devo fare una relazione ho bisogno di due superfici almeno: una su cui scrivo quello che penso, una su cui leggo quello che imparo. Questo normalmente lo facevo avendo di fronte a me la tastiera e il monitor del computer e tenendo aperti di lato i libri e i fogli da consultare. Ho pensato di installare due monitor, uno per scrivere ed uno per leggere. Ho poi finito con l’avere un solo monitor abbastanza grande, ed esporvi contemporaneamente il testo da scrivere e quello da consultare in dimensioni ridotte rispetto al formato abituale A4. Funziona. Ma ci si deve abituare. E’ diventata una regola nel mio ufficio, tollerando tuttavia alcune occasionali eccezioni. Ci vuole pazienza, con gli impiegati; sono i titolari che devono essere indefettibili quali esempi.

E la consultazione è enormemente facilitata da un sistema logico di archiviazione e di nomi dati ai vari files. Anche la rassegna stampa, lavoro prima fatto ritagliando ed archiviando le pagine dei giornali e delle riviste, oggi viene eseguita passando gli articoli che interessano su di uno scanner e archiviandone i files in memoria secondo certe regole. E così per ogni documento ricevuto. Gli abbonamenti alle pubblicazioni sono, se disponibili, nel loro formato elettronico in rete.

Quello che voglio dire è che cambiare abitudini costa impegno e fatica e richiede determinazione. Ma si ottengono risultati vantaggiosi e ne vale la pena. Ci si può poi chiedere se tutto quello che si scrive e si pubblica meriti di essere letto e conservato. Ma questo è un altro discorso, ed è semmai più facile cancellare dei files che sminuzzare e distruggere dei fogli di carta.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 11 febbraio 2006
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