Lochness, lo yeti e la pedemontana

Infrastrutture, energia e sviluppo le linee guida per il 2006 nella relazione del presidente di Univa, Alberto Ribolla

Fantasia, creatività e responsabilità. Queste le parole d’ordine lanciate da Univa nella sua conferenza di inizio d’anno. Insieme a queste l’esigenza che la politica, in vista delle prossime scadenze elettorali, faccia “una tregua,  un poco di silenzio per tornare a ragionare con calma sui programmi, sugli scenari. Per costruire insieme delle prospettive”.
Alberto Ribolla non cade nella tentazione di prendere posizione rispetto agli schieramenti. “Chiediamo a chi vincerà di assumersi le responsabilità di governare e quindi di scegliere. Così come a chi sarà all’opposizione di fare bene la sua parte”.

Il presidente di Univa continua nella sua analisi affermando che viviamo “un momento non facile in cui ognuno è chiamato a svolgere la propria parte, gli imprenditori a scoprire sempre nuovi e diversi cammini per assicurarsi competitività e crescita; la società civile ad adeguarsi ad un mondo che cambia e lo fa sempre più velocemente; la politica a distaccarsi da un clima di inutile litigiosità per trovare una nuova dimensione di concretezza nell’affrontare i problemi del Paese e nell’esercitare il ruolo “alto” che le compete nell’individuare soluzioni per garantire uno sviluppo equilibrato per il Paese”.

Da queste riflessioni generali Ribolla è poi passato ad analizzare tre grandi questioni ritenute centrali: le relazioni industriali, le infrastrutture e la situazione energetica.

In merito alla prima c’è una grande soddisfazione per lo stato dei rapporti a livello locale. “A Varese le relazioni industriali sono eccellenti. Ognuno fa la sua parte con competenza e in modo positivo e costruttivo”. Malgrado questo però a livello nazionale secondo Univa occorre “mettere mano agli accordi del 1993 e rivedere il sistema delle relazioni industriali. In quel momento c’era un’esigenza improrogabile: restare agganciati all’Europa. Oggi le priorità sono altre e esiste un altro grande tema: lo sviluppo. Con un’economia “schizzata” non possiamo più prescindere dal ragionare anche sulla tempistica. Da quando si inizia ad affrontare un problema alla sua soluzione non possono passare mesi. Ognuno deve fare la propria parte, ma occorre superare logiche che non portano niente e hanno solo costi per tutti”.

Sulle infrastrutture il presidente ha esordito con una battuta brillante. “La Pedemontana, Lochness e lo yeti sono i mostri di cui si discute di più negli ultimi quarant’anni ”.
Nella finanziaria sono stati previsti 60 milioni di euro per il progetto e 200 per i prossimi 15 anni a partire dal 2007. “Siamo molto preoccupati perché questo è un intervento del tutto insufficiente a garantire l’opera che costa allo stato attuale oltre 4,8 miliardi. Questa strada è fondamentale perché oggi il 16% del costo del prodotto è rappresentato nel trasporto dallo stabilimento al mercato. Abbattendo questo ne guadagneremmo tutti. Occorre superare le logiche del no e basta e diventare più pragmatici. Le tangenziali intorno a Varese in un modo o nell’altro vanno fatte. Quanto ai pedaggi crediamo che contrattualmente la società autostrade possano aumentarli, ma il problema non è questo. Non accettiamo che a fronte di un maggior costo non si dia alcun servizio”.

L’ultimo tema affrontato da Ribolla riguarda l’energia. “La Russia in queste settimane ci ha dato un chiaro segnale. Vuole tornare ad avere un predominio sulla questione energetica e se vuole lascia a secco di gas l’Europa. Il problema quindi oggi non è quanto costa, ma se c’è o no energia. E senza di questa non si partecipa a nessun gioco. Non possiamo prescindere da questa riflessione”.

A questo punto il presidente ha chiesto di discutere di questo problema con maggiore attenzione, con uno spirito più riflessivo che “superi vecchi dogmatismi. Occorre un dialogo più franco, ma anche in avanti che non resti ancorato a vecchie logiche”. Nel concreto vanno fatte cose che si attendono da anni come il miglioramento della rete di distribuzione dell’energia, ma anche un diverso approccio ai rifiuti che da un costo possono diventare risorse energetiche.

La conclusione tiene conto di molti dati positivi, almeno per il Varesotto, ma anche di una consapevolezza: “occorre essere più creativi rispetto al modo di affacciarsi sul mercato. Non si può pensare l’Italia senza industria, ma ognuno deve fare la sua parte. Le aziende, la società civile, ma anche la politica che deve smetterla con i litigi e riprendere a volare alto”.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 06 febbraio 2006
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