Maroni: “Le regole ci sono, è la Cina che non le rispetta”

Il ministro del Welfare interviene a conlusione dell'incontro tenutosi alla LIUC su crisiindustriale e politiche di ricollocazione del personale

"Per un commercio con la Cina onesto, oltre che libero, le regole ci sono. Sono quelle dell’Ufficio Internazionale del Lavoro e dell’Organizzazione Mondiale del Commercio (WTO), entrambi organismi cui la Cina aderisce; ma lì le regole di sicurezza del lavoro, e non solo quelle, sono sistematicamente disapplicate". Così il ministro del Welfare Roberto Maroni in chiusura della tavola rotonda tenutasi in mattinata alla LIUC di Castellanza su crisi del settore manifatturiero e ricollocamento dei lavoratori espulsi dai cicli produttivi.

Si conferma che la lingua batte dove il dente duole: infatti, parlando di crisi, è stato inevitabile finire per parlare di Cina. E Maroni, a costo di sembrare ostinato, ribadisce la ricetta delle quote e dei dazi: "le regole del WTO consentono le clausole di salvaguardia, che contemplano anche l’uso dei dazi. Gli Stati Uniti hanno imposto fior di quote e dazi al commercio con la Cina (il liberismo, evidentemente, vale solo per gli altri sei miliardi di fessi, ndr), mentre in Europa il commissario al commercio Mandelson si è piegato agli enormi interessi, soprattutto dei gruppi francesi e tedeschi della grande distribuzione, contrari a qualsiasi ostacolo di questo tipo". Rispondendo ad alcune osservazioni del sindacalista Guardianelli della Femca-Cisl, Maroni ha dichiarato che "non possiamo imporre per legge il made in Italy: siamo in Europa, le merci cinesi entrerebbero semplicemente dai confini di altri Paesi UE per poi circolare liberamente anche da noi". Nella presente situazione di difficoltà, sono necessarie misure di salvaguardia e interventi sì a sostegno del reddito, ma anche e soprattutto tali da favorire il rapido reimpiego delle persone espulse dal ciclo produttivo a seguito delle crisi aziendali. Flessibilità degli strumenti, accordi specifici con le Regioni e le parti sociali, dunque: "è così che stiamo affrontando anche l’emergenza del settore avicolo per la psicosi dell’influenza aviaria" sottolinea il ministro.

Per quanto rifguarda il problema, doloroso, dei cinquantenni che restano senza impiego, Maroni dichiara che è finita l’epoca dei pre-prepensionamenti lunghi. «Un conto è se l’azienda licenzia i cinquantenni per assumere i ventenni coi contratti a termine: in quel caso se la vede coi sindacati. Un conto è se lo fa perchè c’è crisi: allora le veniamo incontro con gli ammortizzatori sociali, certo, ma anche con tutti gli strumenti per ricollocare i lavoratori».
Politiche del lavoro attive, dunque, quelle che vengono sottolineate in questo incontro, contrapposte a quelle classiche o "passive" (prepensionamenti prolungati, eccetera) che finiscono per pesare sulle casse pubbliche, oltre ad umiliare chi vorrebbe ancora essere attivo e lavorare, e non vegetare con magri sussidi.
Maroni ha concluso il suo intervento citando un gradito regalo elettorale in arrivo per le imprese italiane: la riclassificazione del premio assicurativo INAIL, dal momento che gli incidenti sul lavoro sarebbero diminuiti per effetto dell’applicazione delle normative di sicurezza (la "famigerata" legge 626 su tutte). Poichè INAIL al momento incassa più di quanto spende, il premio potrà essere ridotto per una cifra complessiva di circa 1,3 miliardi di euro. Oneri in meno, ossigeno per le imprese, una scelta prevista nella Finanziaria 2006: "Al decreto manca solo la firma di Tremonti" aggiunge fiducioso Maroni.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 24 febbraio 2006
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