Massimo Fini: “Marano come Don Abbondio. Berlusconi Don Rodrigo”

Intervista al giornalista censurato dal direttore di Rai Due

Il giornalista Massimo Fini se lo ricorda bene il leghista Antonio Marano, ritornato al comando di Rai Due, dopo la parentesi di Massimo Ferrario. Fu lui l’autore della "censura preventiva" di "Cyrano". Il programma condotto da Fini venne stoppato poco prima di andare in onda, scatenando numerose polemiche al punto che il caso finì di fronte alla commissione di vigilanza della Rai.  Per ricordare quell’amara vicenda il giornalista rievoca i Promessi Sposi. «All’epoca Antonio Marano si comportò come Don Abbondio. Mi disse con un sorriso che "Cyrano" non si doveva fare. Con me c’era un funzionario della Rai e il produttore Edoardo Fiorillo a cui venne detto che poteva continuare senza di me. Lui fu veramente grande, tenne la schiena dritta e rifiutò, rimettendoci parecchi soldi».

Marano è Don Abbondio, un esecutore. Chi è Don Rodrigo?
«Berlusconi, lo stop arrivò probabilmente perché qualcuno gli aveva detto che non si poteva far lavorare un antiberlusconiano come me. Si tratta di una esclusione ad personam. La riprova è che "Cyrano" aveva contenuti generali, non legati alla stretta attualità. L’altro aspetto è che io sono un cane sciolto, non appartengo a nessuna banda, Marano o non Marano, leghisti o non leghisti. Questa libertà fa paura».

Chi è Renzo in tutta questa vicenda?
«Io, perché all’appuntamento con Marano mi sono portato un bel registratore, in qualche modo dovevo documentare la verità, e per questo sono finito davanti alla Commissione di vigilanza e così da vittima sono diventato colpevole. Petruccioli, che è una brava persona, se l’è cavata con un giudizio pilatesco».

L’ultimo stop però è recente…
«Certo dovevo partecipare alla trasmisione "Incontri" e Massimo Ferrario ha detto no. È l’ennesima dimostrazione che il veto è sulla mia persona».

Come giudica questo avvicendamento alla guida di Rai Due?
«Direi che c’è un’incapacità della Lega a trovare uomini validi, capaci, leader. Ai tempi della Dc e del Pci io a quel colloquio con il direttore di Rai Due non ci sarei mai arrivato, figuriamoci poi con un registratore in tasca. In questo i leghisti sono ingenui, un po’ sgangherati al loro interno e poco coordinati. Comunque è il contesto generale della tv di Stato che non funziona perché è occupata dai politici, una situazione inaccettabile».

La Tv è sempre stata lottizzata.
«È vero, ma con Bernabei c’era perlomeno un’idea di televisione. Non si puo’ paragonare "Studio Uno", dove Mina faceva la valletta, a quello che vediamo oggi. Quando si parla di cultura e tv non c’è limite al brutto e la televisione che vediamo in Italia, compreso quell’ignobile salotto di Vespa, è di un livello imbarazzante. Un tempo la Dc era padrona della situazione e utilizzava persone capaci, che conoscevano il mezzo e ciò che facevano».

Chi le ha mostrato solidarietà in questa vicenda?
«Qualche politico, anche di sinistra. Qualcuno sinceramente qualche altro con l’intenzione di strumentalizzare il caso. Ricordo però con piacere il senatore Antonio Serena di Alleanza nazionale che fece ben trenta interrogazioni parlamentari sul mio caso senza cavare un ragno dal buco. Però le fece».

Chi invece l’ha delusa di più?
«Marcello Veneziani il quale scrisse un pezzo dove in pratica diceva che la questione aveva fatto parlare perché era un’esclusione voluta dalla destra e che queste cose accadono anche con la sinistra. Mentre il mio era un problema di non appartenenza e di affermazione di autonomia. La vera solidarietà delle persone si vede nella vittoria e quindi quando sono potenti e non nella sconfitta, dove tutti fanno un po’ pena».

Nonostante i direttori leghisti di Rai Due lei scrive sulla Padania. Come spiega questa cosa?
«È frutto di un contratto con il giovane direttore Gianluigi Paragone, che era un mio estimatore. Posso fare interviste libere e dico quello che mi pare, la nuova impostazione del giornale, un po’ più movimentata, lo permette. Ho vissuto tutta la vita senza fare televisione e continuo a scrivere. Ad aprile uscirà per Marsilio il mio ultimo libro "Il ribelle dalla A alla Z" e se qualcuno insiste a censurarmi mi metterò una stella gialla in petto».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 22 febbraio 2006
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