Mille azionisti contro Opengate. Presentato esposto in procura

Chiedono ai giudici di verificare se ci sono gli estremi dei reati di aggiotaggio e false comunicazioni sociali

Il caso Opengate finisce nuovamente alla procura di Milano. Circa 1000 azionisti, rappresentati dal Siti, sindacato di piccoli risparmiatori che vanta più di 15 mila iscritti tra le sua fila, hanno presentato un esposto al tribunale di Milano in cui chiedono ai giudici di verificare se nel caso Opengate ci sono gli estremi per procedere per i reati di aggiotaggio e false comunicazioni sociali.
«Alla base dell’esposto – spiega Domenico Bacci, segretario nazionale del Siti (Sindacato Italiano per la Tutela dell’ Investimento e del Risparmio) –  ci sono documentazioni e informative che secondo la nostra interpretazione possono configurare quei reati.  Ora aspettiamo comunicazioni dalla procura di Milano».

I 1000 piccoli risparmiatori, autori dell’esposto, hanno subìto una perdita stimata in 12 milioni di euro. Opengate fu la prima società a quotarsi sul Nuovo Mercato. Il titolo,  al momento del collocamento in borsa nel giugno del 1999,  valeva 34 euro contro un valore nominale dell’azione di poco piu’ di 3 euro. L’apice venne toccato nel pieno della bolla speculativa del Nuovo Millennio, quando il titolo superò i 400 euro. Opengate attraversò una breve stagione di ricchezza e notorietà, era la reginetta del Nuovo Mercato, il simbolo della New Economy italiana al punto da meritarsi un libro che ne raccontava il caso: "Opengate storia di un successo" (Baldini e Castoldi). Il successo svanì quasi subito, dopo una serie "infinita" di acquisizioni, la quotazione si sgonfiò. Ai rilanci annunciati, agli aumenti di capitale e ai salvataggi sperati, non seguirono i fatti. L’epilogo fu disastroso per tutti quelli che avevano creduto nel titolo: revoca della quotazione in borsa e, nel novembre del 2003, il tribunale di Varese dichiara il fallimento di Opengate Group Spa.
Ora i piccoli risparmiatori rappresentati dal Siti aspettano una risposta dalla procura, forse l’ultima speranza per recuperare il proprio capitale.  «Non so che cosa accadrà – conclude Bacci – noi riteniamo che ci siano degli elementi interessanti per sostenere quanto chiesto nell’esposto. Lascio la valutazione ai giudici. Sui tempi non mi faccio illusioni».

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 22 febbraio 2006
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