Moschea e vicenda Mucci tengono banco in consiglio

Un minuto di silenzio per ricordare Andrea Santoro, il parroco ucciso a Trebisonda. Toni pacati da parte dell'opposizione sul caso giudiziario che ha coinvolto il sindaco

Un minuto di silenzio per padre Andrea Santoro, il parroco ucciso a Trebisonda, in Turchia, da un fanatico. Comincia così il primo consiglio comunale post-informazione di garanzia al sindaco Nicola Mucci. I toni sono stati pacati anche da parte dell’opposizione. Pierluigi Galli, capogruppo Ds e papabile candidato sindaco del centrosinistra, nel question time ha ricordato come l’opposizione «ha immutata fiducia nella moralità del sindaco e altrettanta nell’operato della magistratura. Evitiamo ipocrisia e sciacallaggio, teniamoci lontani da leggende metropolitane e dicerie, ma a Gallarate è stata adombrata la presenza di persone e fatti che sarebbe opportuno allontanare dalla città e sui quali vigilare con attenzione».

È ancora la vicenda della moschea ad avere la ribalta. Prima Gianfranco Selvagio, capogruppo della Margherita, ha dichiarato di «prendere le distanze dall’amministrazione Mucci, incapace di affrontare i problemi e autrice di atteggiamenti irresponsabili che potrebbero creare danni più gravi per tutta la città. Un’amministrazione dovrebbe garantire il diritto di culto, non attizzare il fuoco». Ad alimentare i rischi di scontro, questa volta non solo verbali, ci pensa Fabio Castano, confluito nel gruppo misto dopo il passaggio da An ad Alternativa Sociale: «Sabato prossimo saremo in piazza a Gallarate, la nostra città, dove siamo nati. Non vogliamo lasciarla in mano ad altri», spiega. Per sabato 11 febbraio gli islamici hanno annunciato un corteo dalla A8 fino in piazza Libertà. 

Il consigliere Ds Floris ha poi chiesto chiarimenti al sindaco Mucci in merito alla chiusura del capannone di via Varese a Cajello, comprato dalla comunità musulmana gallaratese per essere adibito a centro culturale islamico dopo la chiusura forzata della vecchia sede di Cedrate. Il primo cittadino ha ribadito le posizioni di sempre: «Abbiamo agito per gradi, coinvolgendo l’ufficio tecnico urbanistico ed edilizio, l’Asl e la Polizia Locale. In quell’edificio, da Prg, devono essere svolte attività produttive o artigianali, non può e non potrà mai essere un luogo di culto – spiega Mucci -. Le violazioni che abbiamo riscontrato sono di natura igienico-sanitaria, di sicurezza e urbanisticche. Abbiamo seguito un percorso lineare, l’ordinanza di chiusura era un atto dovuto». Nessun accenno sulla ventilata iniziativa della comunità pakistana, che sarebbe pronta a presentare una richiesta in Comune per costruire un centro islamico che permetta ai fedeli di pregare in lingua urdu: «Per ora nessuno si è fatto avanti – ha chiosato Mucci -, ma a chi segue le vie della legalità non abbiamo mai chiuso la porta in faccia».   

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 07 febbraio 2006
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