Nei prodotti tipici il futuro dell’agricoltura lombarda

Prospettive e problemi del settore sono stati affrontati in una convention organizzata da Federlombarda Agricoltori

Si è svolta sabato 25, a Brescia, una convention sul futuro dell’agricoltura lombarda organizzata dalla Federlombarda agricoltori. All’incontro hanno partecipato presidenti e consiglieri delle Unioni agricoltori della Lombardia in rappresentanza delle 20.000 aziende agricole della regione. La mattinata ha toccato prevalentemente aspetti di natura politico-economica con gli interventi di Franco Bettoni, presidente  di Federlombarda e dei relatori Roberto Pretolani professore della facoltà di agraria di Milano e del sociologo Aldo Bonomi. Obbietivo della convention è stata la redazione di un documento condiviso da presentare alla Regione Lombardia nell’imminenza della presntazione del PSR (Piano di sviluppo rurale regionale) che sarà, per i prossimi 6 anni ( 2007-2013), l’unica fonte di finanziamento per le attività agricole lombarde. 

«I nostri prodotti – ha dichiarato Bettoni – sono molto ben accolti dagli Stati Uniti alla Cina ai paesi arabi. Dobbiamo insistere su questa linea perchè molti dei prodotti lombardi sono tipici al punto tale che possono essere ottenuti solo nel nostro territorio proprio per le caratteristiche di gusto e sapore che sanno esprimere. Il formaggio grana, i vini valtellinesi e della Franciacorta i salumi e i salami sono tutti esempi di prodotti già promozionati all’estero e già oggetto di trattative d’acquisto».

Pretolani ha presentanto alcune statistiche e dati sull’avanzamento tecnologico dell’agricoltura lombarda rispetto al livello nazionale, europeo e mondiale, mentre Bonomi ha insistito sull’opportunità dell’agricoltura di legarsi sempre più al territorio. «Non pensate più e solo alla vendita del prodotto – ha detto Bonomi – ma anche a ciò che stà intorno alle aree di produzione in termini turistici, culturali e di tradizione locale».

Durante l’incontro sono stati chiesti interventi mirati per il finanziamento di strutture adeguate alla creazione di impianti per produzione di energia elettrica ottenuta da gas prodotto dagli allevamenti, dalle coltivazioni cerealicole, dai rifiuti vegetali dei boschi anche per teleriscaldamento e per produzione di combustibili puliti come il bioetanolo e gasolio verde. Durante il dibattito si è insistito inoltre sulla necessità di rivolgere i finanziamenti ottenuti dall’Unione europea direttamente alle aziende agricole poichè, rispetto allo scorso anno, il contributo comunitario è stato ridotto di circa il 20 per cento. Particolare attenzione per le aziende che operano nella fascia collinare pedemontana, in termini di finanziamenti mirati al mantenimento degli insediamenti agricoli attuali è stata chiesta soprattutto da parte delle rappresentanze delle agricolture di collina Varese, Como, Bergamo e Sondrio oltre all’auspicio che la regione renda più snelle le operatività d’ufficio, eliminando almeno in parte una burocrazia sempre più invadente e molto poco produttiva.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 27 febbraio 2006
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