Omicidio Murano, si indaga sui legami con altri due delitti

Dalla procura non escludono nessuna pista investigativa. Si attendono i riscontri della perizia balistica per capire quante armi hanno sparato

Il mistero resta fitto dopo l’assassinio di Alfonso Murano, freddato ieri sera vicino a casa da killer rimasti ignoti.

Per il Procuratore di Busto Arsizio Francesco Dettori "si tratta di un fatto assolutamente precoccupante, anche perchè si colloca nella linea di due precedenti delitti avvenuti nela stessa zona in passato". I due delitti, lo ricordiamo, erano l’uccisione, un anno fa, di Cataldo Murano, zio di Alfonso, ritrovato bruciato nella sua macchina nei boschi di Lonate Pozzolo, e quella, sempre a Lonate, ma in pieno centro, di Giuseppe Russo, il 27 novembre scorso. Le tre vittime erano collegate dalla comune professione nel campo dell’edilizia: anche Alfonso Murano, ieri sera, è stato trovato vestito con abiti che recavano tracce del suo lavoro in cantiere. In più, tutti e tre facevano parte della numerosa comunità di emigrati calabresi originari di Cirò Marina (provincia di Crotone).

Sulla possibilità di una "edilizia connection" i magistrati si tengono abbottonatissimi, così come su altre possibili ipotesi. Infatti la vittima dell’agguato di Ferno era stata arrestata nel luglio scorso con l’accusa di estorsione, e si trovava agli arresti domiciliari. Anche Giuseppe Russo, che pare fosse amico di Alfonso Murano, aveva precedenti per estorsione, mentre Cataldo Murano li aveva per droga. Le ipotesi sono dunque molte, la certezza una sola: nessuno parlerà.

Si attendono frattanto i riscontri della perizia balistica, per capire quante armi hanno sparato. Meno di una decina sarebbero i bossoli ritrovati sul luogo del delitto, in via Piantanida, subito a mezzogiorno del centro storico di Ferno: Alfonso Murano, che lascia la moglie ed un figlio adolescente, sarebbe stato ucciso da tre colpi di arma da fuoco al petto e alla testa. Alla scena, secondo quanto riferisce il pm Paolo Bargero, che segue l’indagine, non avrebbe assistito nessuno, e solo dopo la sparatoria sarebbero accorse alcune persone. Di conseguenza, ancora non sarebbe stata identificata l’automobile degli assassini. Quanto a quella di Murano, parcheggiata a brevissima distanza da dove è caduto sotto i colpi dei killer, non avrebbe riportato danni.

Il pm Bargero si mostra prudente nell’avanzare ipotesi, in mancanza, tuttora, di vari dati sul delitto. È chiaro tuttavia, a questo punto, che siamo di fronte ad una lotta fra clan per il possesso del territorio, anche se la parola "mafia", pur citata in recenti allarmi dalle più alte autorità responsabili, viene circondata di ogni cautela – un fenomeno mafioso, è, per definizione, molto difficile da provare. Tanto più quando si ha a ache fare con gruppi familiari molto coesi, nei quali il pentitismo non attecchirà mai.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 28 febbraio 2006
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