Psicosi da aviaria? «I consumatori sono responsabili»

Elisa Campeggi, allevatrice, conferma: in tanti hanno deciso di saltare il passaggio nei supermercati e si rivolgono direttamente ai produttori

L’aviaria è arrivata in Italia con il suo carico di preoccupazioni e ogni notizia lanciata dagli organi di informazione sposta l’ago della bilancia che determina le scelte dei consumatori. A subire le conseguenze di questa situazione di pericolo sanitario sono gli allevatori di polli, tacchini e capponi. L’allevamento germignaghese «La Pineta», minimizza questa nuova ondata di panico: «Avevamo sofferto maggiormente quando la notizia uscì dalla Cina nel settembre dell’anno scorso – spiega Elisa Campeggi –  quando subimmo un calo del 40% nelle vendite».

Questa volta, nonostante la minaccia sembri più vicina, la gente ha reagito in modo diverso: «Sicuramente in modo più prudente e meno allarmistico – continua la direttrice dell’allevamento – i clienti vengono a chiedere direttamente all’allevamento i polli, saltano l’anello dei supermercati, si informano e capiscono che la carne cotta non può contenere il virus». Ma il calo c’è stato lo stesso? «Sì e, anche se è presto per dirlo, lo si può attestare attorno al 10% proprio quando era iniziato il recupero di quelle perdite dell’ultimo trimestre dell’anno scorso ma siamo ottimisti e confidiamo negli organi di informazione che, finalmente, cominciano a dare informazioni corrette sul virus».

In effetti queste malattie esistono da sempre e il contagio con l’uomo c’è sempre stato in situazioni di scarsa igiene ma in Italia tutti i grandi e medi allevamenti seguono le procedure sanitarie che consentono di allevare e macellare polli in tutta sicurezza: «Da noi la questione igienico-sanitaria è di estrema importanza da sempre – conclude la Campeggi – abbiamo due visite settimanali dei veterinari dell’Asl, teniamo liberi i nostri animali ma solo in ambiente chiuso evitando ogni contatto con volatili selvatici esterni seguiamo tutte le procedure con rigore così come fanno tutti gli allevamenti di certe dimensioni in Italia». 

Nessuna paura dunque ma tanta attenzione da parte di consumatori e produttori, non abbassare la guardia rappresenta davvero l’unico modo per mantenere al minimo ogni rischio di contagio animale-uomo. 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 15 febbraio 2006
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