Quando la Svizzera profumava gli armadi con la marijuana

Tra il '98 e il 2003 la legge svizzera permetteva la coltivazione e la vendita della canapa ma non il consumo a fine stupefacente

Per alcuni anni, tra il ’98 e il 2003, si era trasformata in una meta ambita e invidiata dagli estimatori della canapa. La Svizzera verde dei pascoli e delle foreste, come cantava De Gregori, era diventata davvero più verde grazie a quella legge che permetteva ai propri cittadini di coltivare e vendere marijuana per aromatizzare gli ambienti. Improvvisamente, con la stessa facilità con cui cresce rigogliosa una pianta di canapa, a decine nacquero i così detti «canapai», negozi specializzati nella vendita dei sacchetti profumati all’aroma di erba, gioia di tutti gli armadi della confederazione e oltre.

Chiaramente i sacchetti, che per la legge non potevano essere consumati come sostanza psicotropa, in realtà contenevano una marijuana perfettamente fumabile che variava in decine di qualità dalla meno forte a quella con maggiore presenza di tetracannabinoide, la sostanza contenuta nella pianta che porta allo «sballo». Presto molti contadini convertirono le loro produzioni agricole preferendo la marijuana al cavolfiore in quanto sicuramente più redditizia. La marijuana venne immediatamente ribattezzata «oro verde» e anche le casse dello stato ne ottennero i benefici monetari derivanti dalla tassazione. La legge prevedeva delle limitazioni sulla quantità di thc contenuta nelle piante, sul fatto che non poteva essere consumata ma solo utilizzata come sacchetto profumato per ambienti, sul divieto di vendita ai minorenni.

Tutte queste limitazioni vennero, come era immaginabile in seguito ad una legge tanto blanda, disattese e così la legalizzazione della sostanza, se non ufficiale, lo fu nella pratica. La voce si sparse oltre-confine in Italia e negli altri Paesi dove la legge non permette nemmeno la coltivazione per uso personale e presto le dogane come quella di Ponte Tresa e Chiasso divennero dei veri e propri punti caldi del traffico internazionale di stupefacenti perchè di questo si trattava secondo le leggi italiane. Proprio per la pressione di questi paesi la Svizzera dovette correre ai ripari, confrontandosi anche con una corrente politica interna che era contraria alla legge, tornando sui suoi passi e facendo chiudere in pochi mesi tutti i canapai presenti sul territorio. 

In provincia di Varese, intanto, erano nati negozi specializzati nella vendita di tutto l’occorrente per poter fumare uno spinello dalle cartine ai vari strumenti, per la verità di tradizione secolare, utilizzati dai fumatori. Questi negozi hanno chiuso in seguito alla chiusura dei canapai svizzeri; dal punto di vista della legge, poi, in Italia è cambiato anche l’atteggiamento verso il consumo di droga, vedi la legge contro gli stupefacenti voluta dal ministro Gianfranco Fini che equipara le droghe leggere a quelle pesanti. Intanto in Svizzera, nei giorni scorsi, sono state consegnate le firme necessarie alla richiesta di un referendum per depenalizzare la marijuana e permetterne il consumo, la vendita e la coltivazione. Chissà che un nuovo capitolo di questa lunga storia  venga scritto nei prossimi mesi.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 13 febbraio 2006
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