Radio Varese: il pane e il salame

Trenta anni fa cominciavano le trasmissioni della prima emittente privata varesina

Quale fu il primo brano che, il 28 febbraio di 30 anni fa, “passò” sui piatti di Radio Varese? La memoria è incerta anche se i più accreditano una canzone di Carlos Santana, ma il quiz è più che altro roba per feticisti del genere. La cosa più importante è sapere che quel microsolco ha scavato un solco ben più largo e importante nelle vite, nel sentimento, nei gusti di una generazione che dentro e fuori la storica sede di via Walder si è legato alla radio delle tre scimmiette. Dunque oggi Radio Varese compie trent’anni anche se non c’è più: i “reduci” che nel 2003 dedicarono un libro alla loro esperienza dietro i microfoni della prima emittente libera di Varese si ritrovano per un appuntamento privato: niente celebrazioni, niente parole addosso e “come eravamo belli e vivi”. I più, per fortuna, vivi e belli lo sono ancora nonostante abbiano presi strade le più diverse da quegli anni. Ma resta soprattutto il fatto che grazie all’esperienza di quella radio, Varese, per una delle poche volte nella sua storia, non arrivò dopo, non rimase ai margini, ma fu esattamente dentro, al centro dei cambiamenti che in quegli anni travolgevano l’Italia, in testa al gruppo a tirarsi dietro tutto il resto. E sarebbe anche poca cosa ridurre il valore di quegli anni alla politica: certo che ci fu anche quella, ma molto di più pesarono la musica, il linguaggio, il legame che Radio Varese seppe diffondere tra sé e la platea dei suoi ascoltatori. Il 28 febbraio del ’76 Radio Varese era essenzialmente la casa del fondatore, Sergio Lovisolo, che aveva sacrificato una delle tre stanze in cui viveva con la famiglia per piazzare microfoni e mixer; Lovisolo, professore di liceo, si era trascinato appresso un manipolo di suoi studenti e qualche altro pioniere, come Cesare Chiericati che “firmò” le prime edizioni del radiogiornale. Subito dopo vennero le radiocronache sportive con mezzi di assoluta fortuna (esilarante, al proposito, il racconto di Claudio Piovanelli, oggi giornalista alla Prealpina, del primo collegamento dal palasport di Cantù, per un incontro di basket), ma anche gli “scazzi” politici, i momenti di tensione e poi il lento declino. Perché Radio Varese non c’è più? Probabilmente per la stessa ragione per cui sotto casa nostra sono spariti il salumiere o il panettiere. Ciò non toglie che in giro ci sia ancora un gran bisogno e una gran voglia di pane e salame. 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 28 febbraio 2006
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