Siamo indecenti

Stiamo superando ogni limite alla decenza. La questione dei sondaggi e dei presunti brogli su cui, secondo Berlusconi, occorre vigilare, aggiunge altri ingredienti a un periodo che rischia di diventare una gigantesca farsa. Il premier è un abilissimo affabulatore, un appassionante venditore e sa fare bene il suo mestiere. Quello che sconcerta è la figura del giornalista ossequioso, o comunque incline a star dietro a ogni nuova trovata di Berlusconi, e il comportamento di diversi esponenti dell’opposizione sempre pronti a rimbeccarlo. È in gioco la democrazia, mica una scampagnata domenicale.
Nelle ultime settimane in serie si è discusso per migliaia di ore di Consorte e delle cooperative rosse, dopo che Fiorani e soci avevano rubato anche ai morti in nome della difesa dell’italianità.
Poi la discussione è stata centrata solo sul presenzialismo di Berlusconi alla tv e alla radio. Aperta la campagna elettorale, e con questa avviato il regime della par condicio, il dibattito è stato spostato sulle candidature. Per cui i problemi del nostro paese sarebbero determinati dalla Mussolini, Luxuria e Caruso. E passi anche questa. Ma che adesso per giorni il nuovo tormentone diventi la validità o meno di un sondaggio questo no! È troppo! Si è davvero superato ogni limite.
L’Italia perde pezzi, competitività, benessere socale e a ragione o torto i cittadini sono sempre più preoccupati. Quel grande sogno che Berlusconi aveva promesso, contratto o meno, non si è avverato. Anzi, oggi è tutto più difficile e non si venga a raccontare frottole sull’euro. La si pianti di fare bassa propaganda anche su questioni serie.
La prossima querelle riguarderà la presentazione delle liste elettorali, quelle vere, perché ormai manca una settimana alla scadenza. E lì se ne vedranno delle belle a giudicare dalla fatica che tutti i partiti stanno facendo a far quadrare conti difficili.
Insomma a un mese dal voto si rischia solo di mandare in rissa ogni ragionamento serio sui programmi e sui progetti.
Per una volta però sul banco degli imputati più che i politici ci vanno messi i giornalisti e tutto il sistema mediatico che fa della tv il proprio principe. Non è accettabile ascoltare per due ore il leader dell’opposizione che parla di politica estera, di poltica economica, di progetti per superare lo stato di precarietà che vivono tanti cittadini e il giorno dopo leggere sul maggiore quotidiano a nove colonne che però aveva le scarpe brutte e che non vuole un confronto diretto da solo con il premier. Il giornale concorrente non è da meglio visto che i temi messi al centro del dibattito non sono tanto diversi.
La rissa forse fa più audience, ma il nostro compito non è assecondare ogni sciocchezza che vien detta perché ci viene bene un titolo. Altrimenti di pedemontane a Varese ne sarebbero state costruite già un centinaio.
Con coraggio dobbiamo incalzare la politica e chi gestisce il potere dando informazione vera perché i cittadini possano con ragione scegliere da chi vogliono essere governati. Tutto questo clima rissoso invece serve ad arte a non far discutere dei problemi e delle sue possibili soluzioni. E altro che l’aviaria, questo modo di fare è tanto contagioso che a Varese cinquecento attivisti si sono ritrovati per dar il via alla loro campagna elettorale e anziché discutere di politica hanno fatto a gara a chi sviliva meglio i propri avversari. Questo non li fa più felici e lo sanno. Infatti, anche il loro inno, dopo dodici anni, sembra più triste.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 17 febbraio 2006
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