Terrorismo internazionale, perquisizioni a Varese e provincia

Nel mirino della Digos il centro islamico del capoluogo e diverse abitazioni private. Diciassette gli indagati, rinvenuti audiovisivi e volantini

E’ di 17 persone indagate, 18 perquisizioni, tra cui anche il centro islamico di Varese, il bilancio del blitz della Digos di Varese per contrastare il fenomeno del terrorismo internazionale di matrice islamica. Nel corso dell’operazione, su ordine della Procura distrettuale di Milano, non sono stati effettuati arresti. Il materiale requisito – volantini, scritti, ma anche video e soprattutto audio – è tutt’ora al vaglio degli investigatori.

Le perquisizioni sono partite all’alba di oggi e sono state operate dagli agenti della Digos di Varese e Milano su ordine del pm Elio Ramondini, del pool di magistrati milanesi che indagano sulle presunte infiltrazioni terroristiche in ambienti islamici. Secondo gli inquirenti non è certo che il materiale contenga messaggi espliciti di proselitismo a favore del terrorismo internazionale, anche se quanto requisito dovrà essere ancora visionato, mentre gli scritti e gli audio verranno tradotti dall’arabo per comprenderne il significato.

Oltre al centro islamico di via Giusti, l’attenzione degli inquirenti si è soffermata sui rappresentanti della comunità islamica varesina e sulle loro abitazioni private: vi sarebbero infatti diverse abitazioni sparse nella cerchia immediatamente fuori dal capoluogo che sono stati perquisite. E’ esclusa l’attività degli inquirenti a Gallarate, altro centro finito in passato nel mirino della polizia; l’operazione rientra nell’attività investigativa che dal 2004 sta passando al setaccio gli ambienti islamici dove si sospettava avvenissero attività di fiancheggiamento del terrorismo internazionale. L’ultima di queste operazioni sfociò nel dicembre scorso con l’espulsione di Mohammed Akremi Gharsellaoui, sospettato di fare proselitismo e favorire la permanenza in Italia di immigrati clandestini.

Secondo gli inquirenti l’evoluzione delle indagini ultimamente sempre più di frequente riguardanti abitazioni private, sono da imputarsi alla varietà dei luoghi scelti come ritrovo per attività di fiancheggiamento al terrorismo internazionale. «E’ bene abbandonare l’idea che la moschea sia l’unico posto per riunioni di questa natura», hanno fatto sapere dalla Digos. Le persone al centro dell’indagine sono indagate per i reati ascritti dall’articolo 270  bis del codice penale, vale a dire “Associazioni con finalità di terrorismo anche internazionale o di eversione dell’ordine democratico”.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 01 febbraio 2006
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