Tessile, l’Italia non basta più: «uniti all’estero per combattere la concorrenza»

Intervista con Gianluigi Balladore, responsabile del servizio internazionalizzazione della Camera di Commercio Varesina presente alla fiera di Dusseldorf

Per le aziende, qualunque cosa producano, l’Italia non basta più: è un mercato insufficiente a "tirare avanti una azienda" di qualunque genere, e ancora di più questo concetto vale per le aziende tessili, tallonate dalle produzioni cinesi a basso costo che stanno invadendo il mondo.

"Prendere la valigia" e muoversi verso l’estero è così diventata un’esigenza imprescindibile, come ben sanno le aziende che sono andate insieme alla Camera di Commercio e ai consorzi Cotone moda e Provex a Dusseldorf e di cui vi stiamo raccondando nello speciale di Varesenews.

Ma partire non è così facile, e partire da soli fa pensare più alle incognite che alle opportunità. Il sistema alternativo c’è, ed è quello di affidarsi a enti che a rendere facile la vita alle imprese ci pensano di mestiere. Per questo ne abbiamo parlato a Dusseldorf, durante la nostra missione in fiera insieme alle aziende tessili, con Gianluigi Balladore, capo dell’Unità per l’Internazionalizzazione della Camera di Commercio varesina. «Come in tante altre occasioni, Dusseldorf è il segno che l’intervento della Camera di Commercio è orientato verso un settore che è stato importante per la nostra provincia ma da un po’ di tempo è in sofferenza – precisa innanzitutto Balladore – Ed è nell’ambito dell anostro sforzo per trovare azioni e strumenti in grado di intervenire in modo concreto in favore delle imprese».

Come è caduta la scelta su Dusseldorf?
«Ci sono moltissime manifestazioni fieristiche di interesse per le imprese del settore. La scelta è caduta su Dusseldorf grazie a una ricerca specifica delle imprese e dei consorzi export che si occupano del tessile, in particolare Cotone Moda e Provex. Nel caso specifico, il consorzio Cotone Moda aveva già partecipato all’edizione del luglio scorso: noi ne abbiamo recepito l’esigenza pratica e attivato una seconda edizione “di gruppo”. Non si tratta però di un fatto a sé stante: è un momento di un percorso più impegnativo, che vede questa prima partecipazione all’interno di un progetto di sistema, nell’ambito di interventi costituiti di anno in anno con ICE e Unioncamere nazionale. Questo programma più ampio prevede una serie di attività: la partecipazione di manifestazioni fieristiche – in particolare il CPD di Dusseldorf del prossimo luglio e la fiera delle calzature Gds a settembre, facendo sfilate di moda all’interno delle fiere e organizzando incontri di lavoro con gli operatori. Nella seconda parte dell’anno è prevista poi la visita in italia di una delegazione tedesca di giornalisti e operatori di settore»

Cosa ha significato venire a Dusseldorf?
«Venire a Dusseldorf ha significato incontrare innanzitutto compratori provenienti dai paesi dell’Europa centrale e del nord Europa: compratori per cui lo stile classico e la qualità della manifattura, il “made in italy” vero, hanno loro peso. Solo nell’area di Dusseldorf ci sono circa sessantamila buyers di alto livello e parlando con gli organizzatori abbiamo scoperto che in quest’ultima edizione è aumentata la qualità dei prodotti presentati».

Ma perchè è diverso partire in gruppo, e soprattutto venire con voi?
 «Venire alla fiera con la missione della camera di Commercio vuol dire entrare in questo mondo con l’aiuto di un supporto pratico e operativo, che prevede dall’abbattimento dei costi all’allestimento degli stand, dalla prenotazione dell’hotel e dei ristoranti all’interprete. Ma un elemento che di solito non è  “messo in conto” e invece importantissimo in una missione collettiva sono i rapporti interni, che quando si va in fiera spesso sono importanti aldilà dei contratti, per le nuove opportunità che creano»

Lo speciale "in missione con il tessile"

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 08 febbraio 2006
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