Test sicurezza per la Funivia Lago Maggiore

Un’equipe del soccorso alpino di Varese simulerà un’evacuazione dell’impianto

Un test importante non solo per la sicurezza, ma anche per il turismo. E’ quanto avverrà questa sera a partire dalle 20 alla Funivia del Lago Maggiore a Laveno Mombello dove è prevista un’esercitazione a cura del Soccorso alpino di Varese che avrà come obiettivo certificare la sicurezza dell’impianto. Una prova che sarà possibile grazie alla preparazione di una ventina di volontari ed esperti alpinisti, che più volte si sono esercitati per evacuare l’impianto e simulando il salvataggio di turisti, negli anni scorsi. «Ad oggi, invece, l’esercitazione ha una valenza  diversa – come confermano dal Soccorso alpino di Varese – : si tratta di una vera e propria prova di idoneità che ci viene richiesta per attestare la sicurezza dell’impianto». Un test che servirà soprattutto al turismo, che vede in questa attrattiva un’occasione per godersi il panorama del Lago Maggiore che viene ogni anno sfruttata da oltre 50 mila visitatori. Gli alpinisti dovranno verificare che l’impianto è dotato delle misure di sicurezza in grado di garantire l’evacuazione di visitatori e personale.
«Se gli organi competenti daranno il via libera all’impianto – spiegano dalla direzione dei lavori – l’apertura al pubblico della struttura potrà avvenire per la fine di marzo, primi di aprile».

Le spese per i lavori sono state sostenute per un terzo della Regione e il resto suddiviso tra Provincia, comune e comunità montana della Valcuvia. Gli interventi hanno interessato i piloni in acciaio che sostengono la funicolare; le cabine sono state sostituite e una ogni cinque è chiusa, così da permettere un impiego dell’impianto anche d’inverno o con tempo incerto.
La questione della funivia di Laveno nacque a novembre 2003 quando le due famiglie da sempre proprietarie dell’impianto (Rossi e Mattioni) annunciarono la chiusura dello stesso alla scadenza dei 40 anni che per legge impone un totale rinnovo della struttura.
L’impegno economico, però, era importante e si rischiava la chiusura. La Provincia intervenne, rilevando la proprietà dell’impianto e dandolo in gestione alla vecchia proprietà.
 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 24 febbraio 2006
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