Tra islamici e Comune avanti a carte bollate

Denuncia del comandante dei Vigili per violazione dell'ordinanza. L'avvocato Ruperto: "Se le cose non cambiano, costretti a ricorrere al Tar"

Via Varese ancora al centro del dibattito tra islamici e amministrazione. A scaldare il clima questa volta la denuncia del comandante dei Vigili Urbani Giuseppe Alessi a carico della comunità musulmana per violazione dell’ordinanza di chiusura del capannone di Cajello stilata dal primo cittadino gallaratese Nicola Mucci. Stando ai Vigili Urbani, infatti, all’interno del capannone si recano, ogni giorno, almeno 250 persone, non autorizzate. Non ci sta l’avvocato degli islamici, Tatiana Bruna Ruperto, che passa al contrattacco: «Innanzitutto – spiega il legale – non ci è piaciuto il modo di agire dei Vigili, che prima hanno presentato una denuncia alle autorità e poi hanno convocato il portavoce della comunità, Mohamed Rachdi, senza far menzione dello stesso esposto. Ho inviato una lettera al sindaco e per conoscenza anche al prefetto Roberto Aragno per fare chiarezza: non si può chiudere un capannone lasciando i lavori a metà e impedendo di terminare le opere in corso, mettendo a rischio la sicurezza dello stabile e delle persone. La logica vuole che prima si terminino i lavori, poi, eventualmente, si impedisca l’entrata, non che si denunci che ci va a lavorare. Il reato ipotizzato dal comandante dei Vigili, dunque, non esiste, e qualsiasi giudice ci darà ragione».

La comunità islamica non si ferma qui, e rilancia, passando la palla all’amministrazione: «Ci dicano loro quante persone possono entrare a lavorare – prosegue la Ruperto -: è necessario terminare i lavori, per la sicurezza e per non buttare via quanto fatto finora. Resta da finire la pavimentazione in metà locale, gli impianti, la pittura di alcune parti e la ristrutturazione del soffitto. Chiediamo che, se non ci dicono quante persone possono entrare secondo il loro parere, permettano almeno a 50 persone a rotazione di lavorare all’interno del capannone. L’atteggiamento dell’amministrazione e di alcuni dirigenti del Comune, in particolare l’architetto Bossi del settore programmazione, che ci hanno impedito di vedere le carte della denuncia e verificare quante persone secondo loro entrano nel capannone è decisamente arrogante. Le parole che puntavano al dialogo nell’incontro col Prefetto sono state sbugiardate dai fatti».

«Il Comune deve revocare l’ordinanza di chiusura o modificarla per permettere di terminare i lavori in via Varese– conclude l’avvocato Ruperto -. Chiediamo che in ultima istanza intervenga anche il Prefetto per risolvere una situazione complessa e annosa. Nel caso non rispondano entro berve, anzi brevissimo, saremo costretti a ricorrere al Tar: i tempi sono stretti, restano poco più di 40 giorni per fare ricorso. Inoltre resta congelata la memoria difensiva contro l’ordinanza di chiusura sia di via Varese che di Cedrate: nel caso la strada del dialogo si interrompa, sono pronta a depositarla in Tribunale». 

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 14 febbraio 2006
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