Un “Filo rosso” di emozioni. In scena Osvaldo Soriano

Fernando Santiago, attore di Bahia Blanca, racconta i personaggi dello scrittore argentino in un viaggio denso di passione

Ci sono attori di professione e altri che vivono il proprio mestiere con una passione e un trasporto fuori dal comune. Fernando Santiago appartiene senza ombra di dubbio alla seconda categoria. Lo hanno potuto constatare con i propri occhi i circa cinquanta spettatori accorsi sabato 11 febbraio nel salone della Coopuf di via de Cristoforis. In scena, solitario nella stanza immaginaria, creata dalla semplice, ma calda, scenografia, l’attore di Bahia Blanca ha ripercorso le vite e le storie di alcuni dei personaggi narrati da Osvaldo Soriano, scrittore argentino perseguitato dal regime dei generali. Filo conduttore, che unice vicende fatte di sconfitte e ricordi che fluttuano nella memoria, la narrazione dello stesso Soriano, grande tifoso di calcio, che vive la finale del Mundial 1986. Si alternano in scena lo scrittore con i suoi gatti e la sua passione viscerale per il futbol, un pugile che insegue la sua ombra, un emigrante di Cosenza che solo in Argentina è riuscito ad avere un ruolo nella società pur rimanendo seduto per tutta la vita, un malato di cancro che lotta con forza contro la malattia e un funambolo da circo che non ha più niente da scommettere se non una serata magica passata ad esaudire, su un filo sospeso per aria, i desideri di una misteriosa fanciulla.

Santiago (foto) recita con forza, con l’espressività del corpo, in un crescendo di emozioni e di tono. Si è addirittura commosso al termine dello spettacolo, dopo i festeggiamenti del personaggio-Soriano per il gol di Burruchaga su assist del "Pibe de Oro" Diego Armando Maradona, rete che ha dato all’Argentina la vittoria mondiale. Un grande applauso lo ha salutato. Fernando Santiago resterà a Varese fino al 15 aprile, per lavorare con il Progetto Zattera, in una serie di laboratori inseriti in un progetto di scambio culturale tra Italia e Argentina che dura da due anni. Una serata di grande teatro, una pennellata di colore in punta di penna per riportare la mente degli spettatori alle atmosfere di Osvaldo Soriano e all’Argentina, per una volta un po’ più vicina.

Domenica alle 21, al Salone Coopuf si continua con "A caballo de una burla" di e con Martin Stigol. Una narrazione (in lingua spagnola) sui temi dell’ emarginazione: un viaggio interiore alla scoperta del germe del pregiudizio e del razzismo presente in ognuno di noi.  

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 12 febbraio 2006
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