Un grande patto sociale per il Luinese e per l’Italia

L'imprenditore Galante sogna un sistema tra politici, imprenditori e sindacati nel luinese. Penati lo chiede per il Paese.

Gli imprenditori luinesi devono assolutamente cercare sinergie nel territorio insieme ad altre imprese e insieme ai politici per fare sistema e superare la grave crisi industriale che attanaglia quest’area della provincia. A suonare la sveglia ieri sera, lunedì 27, c’erano imprenditori come Gabriele Galante che con la sua luinese Imf esporta impianti per fonderie in tutte il mondo, e Franco Minetti, imprenditore luinese in Ticino che sfrutta tutte le potenzialità dell’essere in una zona di frontiera. La controparte politica, invece, era rappresentata da Daniele Marantelli, membro del direttivo nazionale dei Ds, Filippo Penati, presidente della Provincia di Milano, e Alberto Tarroni, segretario dei Ds luinesi. «Economia e territorio» sono stati i due elementi al centro del dibattito durante tutta la serata. Come far crescere le imprese del territorio, come farle competere con la Cina? Queste le domande a cui ha tentato di dare una risposta Galante portando il suo modello di «internazionalizzazione dell’impresa» sotto gli occhi dei molti presenti.

«Dobbiamo custodire e far valere le conoscenze che anche la più piccola delle nostre imprese possiede – ha detto Galante – bisogna fare innovazione sia a livello organizzativo che a livello di produzione ma farlo sfruttando quello che le altre imprese del territorio possono offrire». Galante insiste su questo tasto, fare sistema significa creare un distretto industriale che si autoalimenti di conoscenza al suo interno in modo che un gruppo di imprese possa aggregarsi per un obiettivo e centrarlo con più facilità. Le imprese del luinese questo non lo fanno più perchè non c’è un settore forte, come una volta il tessile che creava indotto, ma ci sono imprese che hanno produzioni simili e che possono unirsi in qualche modo. Minetti ha invece portato un altro modello vincente di impresa:«La Trasfor ha la sede principale in Ticino – ha detto Minetti – ma lavora con operai luinesi all’80% e con materie prime che provengono dalla provincia di Varese». In Svizzera c’è una fiscalità migliore, servizi rapidi ed efficenti, costo dell’energia favorevole e flessibilità.

Penati ha risposto a questi due modelli d’impresa positivamente e ha spiegato il grande lavoro che la Provincia di Milano sta facendo con le aziende per capirne i bisogni reali e integrandole in un grande piano strategico. «Questo ragionamento va fatto a livello nazionale – spiega Penati – sono un nostalgico della concertazione e credo che serva un grande patto per il paese stipulato da tutte le parti sociali con responsabilità». Sfruttare al meglio le risorse scarse è il primo obiettivo della politica e Penati critica la gestione del Fondo sociale europeo che ha portato molti ad accaparrarsi i contributi senza rendere nessun servizio al paese con corsi di formazione inutili o, peggio, fasulli. «Orientare la formazione con le imprese era fondamentale – ha detto Penati – ma non è stato fatto e il risultato è che non c’è più manodopera specializzata». Il futuro della ripresa, dunque, sta in poche parole d’ordine: ricerca, formazione, semplificazione della burocrazia e concertazione.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 28 febbraio 2006
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