United Colors of Ottavio

La polemica esplosa attorno alla candidatura per i Ds dell’ex giudice Gerardo D’Ambrosio dimostra semmai ce ne fosse bisogno in quale stato comatoso è, precipitato il dibattito civile in Italia. Dunque, per alcune anime belle (a destra come a sinistra) quella scelta è inopportuna, perché dimostra la “contiguità” della sinistra a Mani Pulite. Sinistra contigua a uno degli uomini protagonisti della lotta alla corruzione? Caspita, ma io ci metto subito la firma! D’altronde in Paesi di sicuro messi meglio di noi (Spagna e Usa) Balthazar Garzon e Rudolph Giuliani hanno guadagnato credibilità agli occhi dell’opinione pubblica grazie al loro coraggio di magistrati. Voglio essere contiguo a chi ha speso una vita a favore della legalità e ne è uscito senza macchia, non voglio essere contiguo a Previti, Cuffaro e Dell’Utri.

MELE E PERE – Le nostre maestre delle elementari ci insegnavano una regoletta fondamentale di aritmetica: non si possono sommare le mele alle pere. A quella abbiamo pensato leggendo le risposte arrivate a Varesenews a proposito di “pizzeria mafia” e “bar Tsunami” (vedi post it di una settimana fa): e adesso – si domandano i lettori – ci tocca assaltare l’ambasciata polacca perché lassù hanno una pizzeria con quel nome offensivo? Dobbiamo rompere la vetrina del bar Tsunami? No, evidentemente. Un conto è schierarsi – ci mancherebbe altro – dalla parte dei danesi per le violenze che stanno subendo in seguito alla storia delle vignette islamiche (mele); un altro asserire che in base alla libertà di espressione posso dire e fare sempre e comunque la prima cosa che mi passa per la mente (pere). Facile, no? Per dirne una: chiudere l’Olimpico dopo gli striscioni filonazisti è stata una compressione delle libertà individuali? E poi: tutti quelli che hanno sventolato la bandiera danese in nome della libertà ferita sono pronti a sottoscrivere un appello per il ritorno in Rai di Biagi e Santoro?

SECESSIONISTI PER CASO – “Avrei potuto portare anch’io un migliaio di giovani a protestare, ma non l’ho fatto”. Peccato, occasione persa per Giampaolo Ermolli, segretario cittadino di Forza Italia, che così si è espresso a proposito dell’adunata dei giovani padani al teatro Apollonio. Peccato perché di fronte a talune scemenze risuonate in quell’aula (due su tutte: “Gli islamici ci impediscono di parlare il dialetto” oppure “Gli islamici ci impediscono di esporre il crocefisso a scuola”) Ermolli e con lui qualunque persona con un minimo di sale in zucca avrebbe dovuto ribattere, forte e chiaro, alla Totò “Ma mi faccia il piacere…”. E invece così non è stato, anzi è toccato sentire il ministro Maroni, candidato sindaco per la Lega Nord, dire che lui e il movimento sono per la secessione. Che non è propriamente la riforma federale dello stato, ma una cosa ben diversa. Domanda che a Ermolli non sarà sfuggita: qualora l’alleanza di centrodestra verrà ribadita, i suoi alleati saranno liberi di perpetuare la politica dei due forni (di governo a Roma, di lotta a Varese) che hanno attuato negli ultimi quattro anni? E loro si presteranno a fare come il palo della banda dell’Ortica dell’omonima canzone?

VIVA OTTAVIO – “Per secoli il mare Adriatico ha unito, non diviso le genti che abitavano le due sponde. Tranne che negli ultimi 50 anni. Ma la cosa più importante è che ora non si facciano più guerre, la cosa più importante è che ora xe tuto finìo!”: Viva Ottavio Missoni e viva la giovinezza dei suoi ottant’anni. Ci voleva la sua gaia intelligenza per rendere la giornata dedicata ai martire delle foibe e all’esodo dei giuliano-dalmati qualcosa di vivo e palpitante. Quanto ci sia bisogno di spiriti così lo dimostrano gli applausi raccolti dalla testimonianza dello stilista ma lo dimostra, purtroppo, anche la topica presa, nel corso della medesima cerimonia, dai rappresentanti della consulta studentesca di Varese, i quali hanno suggerito, in risposta alla tragedia degli infoibati, di non accogliere nell’Unione Europea la Slovenia e la Croazia. A parte il fatto che la prima già fa parte a pieno titolo dell’Unione, a parte il fatto che faremmo ricadere sui figli colpe di un padre (la Jugoslavia di Tito) spazzato via da una guerra. Ma il discorso, proprio alla luce di quanto Missoni aveva appena detto, è un altro: abbiamo appena finito di demolire un tot di muri e dobbiamo metterci a erigerne altri? Basta, di questa sindrome del piccolo muratore non se può più.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 11 febbraio 2006
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