Varese subito a casa con le orecchie basse

Mps–Whirlpool 90-68. Biancorossi umiliati in una partita indecorosa. Si salvano Howell e Hafnar

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Coppa Italia di Basket, Varese battuta dal Siena 4 di 8

Torna a casa umiliata la Whirlpool Varese, dalle finali di Coppa Italia. I biancorossi sono stati letteralmente travolti (90-68) da Siena dopo un solo periodo giocato alla pari. Una scoppola pesante e senza appello per De Pol e soci, una sconfitta giunta senza mai lottare, oseremmo dire irrispettosa verso i duecento che hanno raggiunto in pullman la Romagna e le migliaia che hanno assistito trepidanti davanti alla tivù. Ma pure verso la famiglia Castiglioni che in questa squadra crede e che ogni mese stacca regolare assegno. Perdere si può, soprattutto con una potenza del calibro di Siena, ma il modo in cui è arrivata la sconfitta non è giustificabile.

COLPO D’OCCHIO – Il grande PalaFiera di Forlì accoglie Varese e Siena con un bel colpo d’occhio sulle tribune, nonostante si sia alla prima gara dei quarti di finale. Sulle gradinate i tifosi ci sono e fanno tutto il possibile per scaldare l’ambiente. Bandiere a scacchi biancorossi, magliette e due aste colorano lo spicchio varesino mentre, pochi metri più in basso, prende posto tutto il gotha del basket italiano: dirigenti, procuratori, atleti convenuti in questa che prima di tutto è una festa per questo sport.

PALLA A DUE – Squadre al completo per i due allenatori che ad Atene disputarono la finale olimpica. Quintetto classico per Magnano, Stonerook ed Eze sotto canestro la scelta di Charlie Recalcati.

LA PARTITA – Rolando Howell è il primo a farsi notare con due bei canestri, seguito dalla tripla dell’ex Hafnar per il 9-4. I toscani rientrano subito con i tiri liberi  e provano il pressing con conseguente zona a difesa schierata. Dopo un paio di azioni difficoltose è Collins a segnare da fuori ma Albano perde Eze che non sbaglia da vicino. Magnano chiama subito timeout. Farabello è il primo ad alzarsi dalla panchina per rilevare Garnett, che fatica su Kaukenas. La Whirlpool sceglie la zona 3-2 per proteggere l’area dove Kaukenas (presto a quota 11) continua a trovare spiragli. Al lituano rispondono gli Usa di Varese mentre Albano si conferma un debito sui due lati del campo. Si va al primo riposo sul 22-21 per Siena, con tripla di Hafnar a fil di sirena.

Una bomba di Stonerook e un incidente di gioco occorso ad Hafnar (caviglia) non aprono nel modo migliore il secondo periodo. Siena va a +8 perché anche Farabello fatica quando si tratta di ragionare. Il parziale (Datome da 3 due volte) è tremendo e Magnano rimette in gioco Howell e Farabello. Il coach dimentica di avere timeout a disposizione e a nulla vale la bomba di Garnett dopo 6’ di inedia totale. Quando arriva la sospensione (8′) la Whirlpool sta affogando 42-24. Anche Collins, braccato da Woodward va nella confusione più totale, tanto da pagare pure un fallo antisportivo al 19’. Le due squadre vanno al riposo sul 48-31. Nel pugilato gli arbitri avrebbero già interrotto la gara per k.o. tecnico.

Tanto per non smentirsi i biancorossi si presentano in campo dopo la pausa con un’infrazione di 5” su rimessa laterale mentre Siena segna 6 punti al volo. Collins e il solito Hafnar provano almeno a reagire (56-41), ma la Montepaschi non fatica a restituire presto i canestri subiti. Alla boa del 30’ il tabellone segnala venti punti tondi di margine a favore della Mens Sana: 67-47.

IL FINALE – Uno degli ultimi periodi più inutili della storia della coppa Italia si apre con un urlo di dolore – “Vergogna, vergogna” – dei fedelissimi biancorossi ai quali i tifosi toscani rispondono con un “Siete ridicoli” sul quale purtroppo c’è poco da eccepire. In campo vanno in scena dieci minuti in cui i biancoverdi non regalano nulla (sempre bravo Datome) mentre la Whirlpool sprofonda indecorosamente. Finisce 90-68 in un ambiente riscaldato solo dall’ingresso dei tifosi della Fortitudo che risvegliano il tifo sulle tribune, non certo i giocatori in campo.

IL PROTAGONISTA – Non ha la classe di Belinelli né le armi tattiche di Bargnani, ma Gigi Datome, sardo di Olbia è forse la più bella sorpresa della stagione. A soli 17 anni ha già fatto parlare di sé in Eurolega; contro Varese per lui una prestazione da 11 punti (3/4 da 3) in 19′ con tanto coraggio gettato in campo.

IL DUELLO – In panchina tornavano ad incrociarsi l’oro olimpico Magnano e l’argento Recalcati. A differenza dei Giochi dove l’argentino vinse senza grossi problemi, questa volta l’ex coach di Varese domina l’incontro scegliendo i ritmi della gara, azzeccando cambi e difese. Il contrario di un Magnano che dal 10’ in poi non ne fa una giusta. Anzi, forse, questa volta anche nella preparazione alla gara ha lasciato desiderare, visto come si è sciolta Varese al primo caldo.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 16 febbraio 2006
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