Accordo in Prefettura, nuovi posti letto per i rifugiati

Chiude la "baracca della neve" di Malpensa: agli asilanti alloggi gestiti dalla Caritas

La notizia è che la “baracca della neve”, lo stabile approntato nell’emergenza di due settimane fa per accogliere i richiedenti asilo, chiuderà all’inizio della prossima settimana. La Prefettura di Varese ha infatti stipulato un nuovo accordo con una cooperativa sociale varesina gestita da Caritas, "Le Querce di Mamre" del Consorzio "Farsi Prossimo": l’impegno economico è rilevante, 200 mila euro. La cooperativa, già impegnata nella prima accoglienza, si impegna a mettere a disposizione un minimo di 15 posti nelle strutture di Caronno Pertusella, Cardano al Campo e Varese, aumentando il numero dei posti disponibili per la prima accoglienza in provincia. Verrà predisposta l’accoglienza per nuclei familiari, uomini adulti e donne sole con bambini. La cooperativa "Le Querce di Mamre" si occupa di prima accoglienza con 3 progetti finanziati a Varese, Caronno Pertusella e Sesto Calende, per un totale di 58 posti tra singoli e nuclei familiari. La permanenza in questi centri dura solitamente un mese circa, tempo necessario per espletare i primi passi legali con Questura e Prefettura, prima di essere indirizzati nelle strutture del territorio.  

La situazione negli ultimi giorni nella “baracca della neve” si è fatta grave anche a livello umanitario: una soluzione nata per durare lo spazio di pochi giorni si è infatti protratta per due settimane, con uomini, donne, bambini insieme nei piccoli spazi del prefabbricato. Le stanze, a quanto abbiamo potuto sapere, erano stracolme, con gente costretta a dormire sul pavimento e qualcuno che ha dovuto optare per la stanza “ricreativa” per trovare un minimo di privacy per sé e per la famiglia.

In questi mesi il flusso di richiedenti asilo a Malpensa è aumentato in maniera esponenziale. Gli arrivi registrati dall’ufficio immigrazione gestito da Caritas e Cir sono a quota 15-20 la settimana. I rifugiati arrivano in grande maggioranza dal Togo, per circa il 50/60 per cento del totale, poi da Colombia e Medio Oriente. Gli africani sono generalmente giovani uomini, che arrivano da soli nel nostro Paese, mentre da Sud America, Palestina, Iraq e Kurdistan approdano anche donne e famiglie. A spingerli in Italia i problemi nei loro Paesi: in Togo è cambiato il governo ed è in atto una sanguinosa guerra civile, del Medio Oriente e dei suoi problemi si sa tutto o quasi, in Colombia si scontrano da anni fazioni governative e frange criminali controllate dai vari cartelli della droga.

Arrivano a Malpensa sfruttando le rotte delle varie compagnie aeree che fanno scalo nell’aeroporto della brughiera. Pagano fino a 2000 dollari i biglietti e una volta atterrati si recano in frontiera prima e agli uffici dell’emigrazione poi per dichiarare il loro status di richiedenti asilo. Comincia allora un iter lungo, che varia a seconda della commissione territoriale che si occupa della pratica: a Foggia o Crotone, ad esempio, un rifugiato può avere i documenti nel giro di un mese, a Milano ci vogliono fino a sei mesi, sicuramente meno di quando era tutto gestito dall’ufficio centrale di Roma.

A Varese e provincia l’evoluzione dei flussi, con l’aumento nei primi mesi dell’anno, ha portato le autorità competenti, in questo caso la Prefettura, a correre ai ripari, aumentando il numero di posti disponibili per la prima accoglienza, dove i richiedenti asilo sono ospitati in attesa di fare i primi passi dell’iter legislativo. Con l’aumento degli arrivi, il ricambio tra chi viene ammesso sul territorio e chi giunge in aeroporto è a flusso continuo. Entro l’inizio della prossima settimana la baracca della neve chiuderà. Nel frattempo prosegue l’analisi su flussi, provenienze e capacità ricettive della provincia.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 09 marzo 2006
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