Bestie di satana, il 24 maggio appello a Milano per Volpe, Maccione e Guerrieri

Si attende a giorni la motivazione della senetenza del processo di Busto contro Sapone, Leoni, Zampollo, Monterosso e Ballarin

Per le Bestie di satana i processi non finiscono mai. Il 24 maggio si ricomincia a Milano con il procedimento giudiziario d’appello nei confronti di Andrea Volpe (foto), Mario Maccione e Pietro Guerrieri. In primo grado, con rito abbreviato, Volpe e Guerrieri furono condannati a 30 e a 16 anni di reclusione rispettivamente, mentre Maccione, accusato "solo" di associazione a delinquere, fu assolto (le accuse più gravi lo riguardavano in quanto minorenne, e il Tribunale dei Minori di Milano gli aveva già inflitto 19 anni, poi ridotti a 16 in secondo grado, qunado fu condannato a 9 anni anche Massimiliano Magni, assolto nel primo processo).

Si attende dal processo una possibile riduzione di pena per Volpe, il "pentito" che con le sue confessioni, non proprio spontanee ed immediate ma utilissime agli inquirenti, ha permesso fra l’altro di ritrovare i poveri resti di Fabio Tollis e Chiara Marino, assassinati nel bosco di Somma Lombardo la notte del 17 gennaio 1998 da Volpe stesso, da Sapone e da Maccione e sotterrati . Volpe era stato arrestato il 24 gennaio 2004 insieme ad Elisabetta Ballarin (condannata a 24 anni e 3 mesi nel "maxiprocesso" ai membri del gruppo che non avevano richiesto o ottenuto il rito abbreviato) dopo aver ferito a morte la sua ex fidanzata Mariangela Pezzotta, poi finita a badilate dal Nicola Sapone.

Accanto a Volpe vi sarà Pietro Guerrieri (foto), una delle figure più tragiche di questa orribile storia. Guerrieri aveva scavato insieme ad altri (fra cui Andrea Bontade, poi "suicidato") la famigerata buca in cui Fabio e Chiara sarebbero stati gettati ancora agonizzanti.
Poi per lui fu il terrore, fino ai disturbi psichiatrici più gravi, quando si rese conto che il delitto era stato effettivamente commesso, e che Bontade a sua volta era scomparso. Guerrieri per anni non trovò la forza di denunciare il delitto: il fatto di aver saputo e taciuto è la sua colpa principale.

Quanto infine a Mario Maccione, su di lui grava la condanna del tribunale per i Minori (aveva 16 anni la notte del delitto Tollis-Marino), ma soprattutto si attende che si rovesci l’assoluzione dall’accusa di associazione a deliquere.
Il vincolo associativo nel reato è stato infatti rigettatto anche nella sentenza del "maxiprocesso" a Sapone, Leoni, Ballarin, Zampollo e Monterosso, offrendo un prezioso appiglio alle difese degli imputati. Le motivazioni
della sentenza emessa dalla Corte d’Assise di Busto Arsizio, che aveva inflitto un doppio ergastolo
a Nicola Sapone,
26 anni a Marco
Zampollo
e a Paolo Leoni, 24 anni a Eros Monterosso, 24 anni e 3 mesi ad Elisabetta Ballarin, dovrebbero essere pubblicate a giorni.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 23 marzo 2006
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