Casa: a Varese un diritto negato

Cgil, Cisl, Sunia e Sicet lanciano l'allarme e annunciano un ricorso al Tar contro le leggi che prevedono sbarramenti e premi nelle graduatorie

Avere una casa popolare in Lombardia è un miraggio. Lo dicono i dati forniti da Cgil, Cisl, Sunia e Sicet di Varese: il nuovo Programma Regionale per l’Edilizia Residenziale Pubblica prevede infatti la costruzione di 3000 alloggi a canone sociale in tutta la Lombardia, quando solo nel Comune di Varese la richiesta, stando ai dati dell’ultimo bando emesso da Palazzo Estense, è di 753 posti. Se si aggiungono Busto Arsizio, Gallarate, Saronno, Sesto Calende, Malnate, Cardano al Campo, Cassano Magnago e così via il numero potrebbe arrivare a circa 3500/4000 richieste nella nostra provincia. E il dato conta solo chi rientra nei canoni stabiliti dalla Regione Lombardia, vale a dire chi è residente da almeno 5 anni. Contro la legge che prevede questo sbarramento, i sindacati hanno fatto ricorso al Tar della Lombardia, la cui decisione è attesa per il prossimo 17 maggio: «Il Pirellone ha modificato il regolamento per l’assegnazione delle case popolari andando contro la sentenza del Tar già emessa nel 2004 – spiega Gian Marco Martignoni, della segretaria provinciale di Cgil -: hanno così deciso di non ricorrere al Consiglio di Stato, modificando di poco una legge già bocciata. Inoltre, con un’altra legge dello scorso 14 marzo, hanno inserito un punteggio che premia l’anzianità di residenza nella formazione delle graduatorie: così facendo ribaltano i criteri di assegnazione, dando spazio all’anzianità e non al bisogno di casa che sul territorio è un’esigenza sentita e sofferta».

 «È una politica discriminante – rincara la dose Ezio Mostoni del Sicet -, quello del 2006 è un piano residenziale inaccettabile, con tagli imponenti anche rispetto al passato. Manca completamente una programmazione, non si ascoltano le parti sociali». L’investimento su cui potrà contare il nuovo Prerp ammonta a 404 milioni di euro, contro il miliardo e 193 milioni attivati nel 2002/2004. In più, dei 3000 alloggi che verranno costruiti in tutta la Regione, la maggior parte (circa il 50 per cento, stando alle valutazioni dei sindacati) verrà assorbita da Milano, un’altra grossa porzione da Brescia e Bergamo e solo una piccola parte residuale rimarrà a Varese. In Regione il fabbisogno è di circa 65 mila alloggi in base alla domanda esistente nei bandi emessi ad oggi. Come detto l’esigenza-casa in provincia è alta, circa 3500/4000 richieste su tutto il territorio. I cantieri aperti attualmente sono sette: due a Varese, 2 a Gallarate, 1 a Venegono Superiore, 1 a Jerago con Orago e 1 a Cardano al Campo, per un totale di 134 alloggi in fase di costruzione con un investimento di 11 milioni e mezzo di euro cofinanziati da Regione e Aler. Altri sei cantieri sono in fase di appalto, per la costruzione di 132 alloggi: «Il ritardo è enorme, si stanno appaltando  costruendo le case stabilite nel Prerp 2002/2004. La riforma del capitolo V della Costituzione poi impone tagli che colpiscono le poltiche degli enti locali», spiega ancora Francesco Lo Russo della Cisl. «Speriamo che il nuovo governo cambi qualcosa e decida di programmare – conclude Giuseppe Occhicone di Sunia -. Certo è che i continui contenziosi non aiutano nessuno, si dilazionano i tempi e non si conclude nulla. È un tira e molla che colpisce in prima persona in modo particolare i cittadini che hanno bisogno della casa».  

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 23 marzo 2006
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