Cgil, lavoro straniero tra crescita e futuro

Sono 3028 gli iscritti al sindacato. Le maggiori difficoltà la lingua, la tutela della sicurezza sul lavoro e la precarizzazione sempre più diffusa

Iscritti in crescita in tutte le categorie, una richiesta di sindacato in aumento e servizi sempre più specializzati. I lavoratori extracomunitari iscritti a Cgil sono 3028, con una netta preponderanza nell’edilizia (1002) e tra i metalmeccanici (712). I dati sono stati presentati da Flavio Nossa, membro della segreteria provinciale di Cgil e da Amani Jacques, responsabile del coordinamento immigrati. Ma non sono tutte rose e fiori: «Sono ancora pochi i rappresentanti nell’organizzazione del sindacato – spiega Nossa -. I dirigenti in provincia di Varese sono solo 11, e anche i delegati nelle Rsu sono meno di quanto auspicabile. La sfida per il futuro è questa, da affrontare con la formazione e con il dibattito interno al mondo del lavoro. Rimangono infatti i distinguo tra italiani e straieri, visti spesso come concorrenti sul lavoro: sono stati fatti grandi passi avanti, ma non è ancora sufficiente».

I servizi che il Cgil offre ai lavoratori stranieri, che rappresentano circa il 10 per cento del totale degli iscritti in provincia i Varese, sono molti. Si va dall’assistenza a badanti e famiglie con il Caaf Cgil, all’informazione nelle sedi territoriali offerti dalle Camere del Lavoro non solo di Varese, ma anche di Gallarate, Busto Arsizio, Besozzo, Luino, Saronno e Tradate. «I problemi – spiega Jacques – ci sono in tutte le categorie. Lo scoglio principale da affrontare è quello della lingua: chi arriva in Italia può anche avere una formazione adeguata, ma se non sa parlare è handicappato. C’è poi la questione della sicurezza: sono ancora troppi gli incidenti sul lavoro, e le tipologie di contratto precarie spesso portano a non denunciare i sinistri». «Gli immigrati sono i più deboli tra i deboli – continua Nossa -. Vanno abolite la legge 30 e la Bossi-Fini: bisogna slegare il vincolo permamanenza-contratto di lavoro e lavoro-casa, che crea un circolo vizioso perverso e paradossale, che porta spesso a situazioni di disagio sociale difficili da affrontare».

Domani, martedì 14 aprile, i lavoratori extracomunitari dovranno presentare le domande per la regolarizzazione: «La cosa assurda – spiega ancora Nossa – è che a Varese non si sa quante domande verranno accettate. I dati non sono ancora disponibili. Sono stati distribuiti migliaia di kit, ma un numero certo non c’è». Le stime dicono che dovrebbero essere circa 600 (a fronte di circa 1500 domande), dato che lo scorso anno sono stati 310 gli stranieri regolarizzati e quest’anno il dato nazionale è raddoppiato. «Noi – prosegue Jacques – avevamo a disposizione 39 kit, ma sono state 250 le persone che sono venute a chiedere informazioni ed assistenza. C’è poi la situazione di chi si approfitta della situazione, truffando chi cerca la regolarizzazione. Una questione gestita male, come quella del bonus bebè: si parla di truffa, ma gli errori sono essenzialmente partiti dall’alto, con un’informazione distorta».

«Cgil, come gli altri sindacati, ha come mission quella di tutelare i lavoratori – spiega ancora Nossa -. Per questo non mi spiego le scelte di chi firma accordi con associazioni imprenditoriali per consulenze lavorative. Così ci si confondo le idee e si rischia di perdere di vista l’obiettivo primo del sindacato: i lavoratori e il loro benessere». Per chiudere un accenno alla vicenda moschea di Gallarate: «Noi non chiediamo la religione ai nostri iscritti – concludono Nossa e Jacques -, siamo liberi pensatori. Siamo anche però ovviamente per la tutela dei diritti costituzionali. Alla giunta Mucci dico che è facile parlare di islam e non dei veri problemi di Gallarate, che ci sono e sono tanti».  

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 13 marzo 2006
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