Cna: «5 milioni di imprese in attesa di giudizio»

L'associazione artigiana denuncia una situazione sepmre negativa per il settore

Riceviamo e pubblichiamo

La CNA Nazionale ha promosso, nei giorni scorsi, una conferenza stampa dal titolo volutamente provocatorio “5 milioni di imprese in attesa di giudizio…” per richiedere  maggiore attenzione da parte delle forze politiche nei confronti delle piccole e medie imprese e per sollecitare l’intervento del prossimo governo sulle emergenze che artigianato e piccola impresa ritengono debbano essere affrontare per provare a far ripartire il Paese.

La preoccupata considerazione di fondo alla base dell’iniziativa è che il mondo dell’artigianato e della PMI ha affrontato lo scenario economico determinatosi dopo l’introduzione dell’EURO, caratterizzato dalla crescente e impari  concorrenza di nuovi competitori a livello internazionale e da un contesto congiunturale europeo e nazionale molto debole,  senza adeguate misure di salvaguardia.

Al contrario si è trovato ad operare in un nuovo contesto teso ad affermare una concezione selettiva dell’economia volta ad affermare  un’idea di “distruzione creatrice” del mercato capace di ripulire il campo dalle imprese più deboli e più piccole.

Una concezione ideologica che pervade buona parte del “pensiero” economico e di cui si rinvengono tracce nei programmi di ambedue gli schieramenti.

Per altro, come spesso capita, la realtà sta andando in modo difforme dalle teorie.

Se anche in Europa è possibile registrare una presenza molto elevata delle PMI (oltre il 98%), nel nostro Paese è decisamente più marcata la concentrazione di micro imprese: in Italia sono il 94,9% del totale contro, ad esempio, l’81,4% della Germania o il 79,7% della Danimarca.

In altre parole, in Italia l’economia è in larghissima misura fatta di micro imprese sempre più piccole, come anche le statistiche della Provincia di Varese tendono a dimostrare.

Gli schieramenti politici sono consapevoli di questa realtà? La competitività del sistema Italia può consolidarsi a prescindere da essa? Le misure di politica economica proposte dai poli sono conformate sul realismo o su ipotesi virtuali che prescindono dalla reale capacità di produzione di ricchezza del Paese?

Senza un confronto con la realtà si rischia di non consolidare la forza della diffusione, della flessibilità e del radicamento territoriale delle imprese italiane (basilari per la coesione sociale del Paese) rinunciando ad ogni realistica ipotesi di sviluppo.

Lasciando le piccole imprese alla deriva, senza forme di protezione dalla concorrenza sleale e senza il sostegno di una effettiva politica industriale, l’Italia rischia di diventare un Paese più debole economicamente, meno equilibrato socialmente in cui le poche grandi imprese ancora esposte in settori ad alta competitività e ad alta creazione di valore non riusciranno da sole a compensare la smagliatura conseguente alla perdita di un tessuto imprenditoriale che rischia di affogare nell’acqua alta generata da una burocrazia paradossale, da una fiscalità ancora troppo elevata  e opprimente ( sia sul lavoro che sull’impresa) e  dalla mancanza di politiche industriali.

Problemi documentati da elementi qualitativi e quantitativi inoppugnabili, quali la constatazione – suffragata nel corso della conferenza stampa dalla presentazione di “11 esempi di complessità e complicazione amministrativa – che per iniziare un’attività di impresa servono ancora, mediamente,  65 adempimenti burocratici che coinvolgono da 18 a 20 diverse amministrazioni per un costo improduttivo stimato in quindici miliardi di EURO all’anno;  o ancora la realtà penalizzante costituita dalla persistente mancanza di mercato e concorrenza nei settori strategici dell’energia ( una piccola impresa italiana paga l’energia dal 30 al 40% in più rispetto a una concorrente francese ) delle assicurazioni e della finanza.

Ma anche il fatto che gli incentivi alle imprese siano calati in 5 anni di oltre il 50% e le più colpite sono state, naturalmente, le piccole imprese.

Tutte questioni sulle quali piccola imprese e artigianato rimangono in attesa di risposta. O, per tornare alla provocazione del titolo, in attesa di giudizio …

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 22 marzo 2006
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