Del Debbio: «La sinistra e i comunisti sono tristi»

Il politologo di Forza Italia è intervenuto alle Ville Ponti nell'incontro realizzato da "Liberamente politica"

Toscano di Lucca con la "c" nemmeno tanto aspirata, i capelli arruffati, schietto e con un gergo che ha poco del politichese. Eppure Paolo Del Debbio, editorialista e politologo di Forza Italia, si nutre di politica dalla mattina alla sera. Per uno come lui, nato e cresciuto nella placenta di Mediaset, venire alle Ville Ponti  per  discutere se una passione politica è ancora possibile,  è semplice come respirare.
Alla prima uscita dell’associazione “Liberamente politica”, organizzatrice dell’incontro, doveva esserci anche Francesco Cossiga, ma a causa di un malanno il picconatore è stato ricoverato in ospedale e ha dovuto disertare l’impegno. L’ex Presidente della Repubblica si è però preoccupato di far recapitare un messaggio agli organizzatori. Pippo Gibilisco e Raffaele Cattaneo, due soci fondatori dell’associazione, hanno introdotto l’argomento.

La metafora del violino – Del Debbio paragona la politica  alla musica: «Appassionarsi allo strumento è sbagliato. La politica è la musica che fa il violino, ovvero sono i diritti alla libertà, alla felicità e all’autodeterminazione. Diritti di tutti, che esistono in natura, che sono un’esigenza della gente e ai quali Forza Italia ha dato cittadinanza. Il popolo si è espresso e io del popolo mi fido».

Il comunismo e i comunisti  Un giorno Berlusconi, appena sceso in campo, lo ha invitato a cena: «Mi voleva avvertire e istruire sui comunisti- dice Del Debbio -. Gli ho segnalato che ero toscano e che nel comunismo ci ero nato. I comunisti mi hanno fatto sempre un po’ di tristezza, in loro c’è poca allegria perché dove non c’è la vita in libertà c’è mestizia. Questa cosa mi fa paura. Insomma se noi suoniamo il violino, loro suonano le campane a morto».

Gruppi di interesse – «Prendiamo ad esempio la legge Biagi, una legge che guardava agli interessi di tutti. Eppure quella stessa legge, tanto criticata dalla sinistra, era nel pacchetto Treu perché Biagi era un consulente del governo di centro sinistra. Quel pacchetto non venne mai approvato nella sua totalità perché andava contro un gruppo di interessi che non lo voleva. Poi è venuto il ministro Maroni e ha applicato la Biagi per far viaggiare il paese indipendentemente dal volere di questi gruppi di potere»

Media e poteri forti – Anche il “Corriere della Sera”, secondo Del Debbio, rientra nei poteri forti che hanno mezzi e soldi in abbondanza: «Nell’agosto del 2005 dicevo che la scalata di Ricucci a Rcs mi faceva schifo. Inoltre ritengo che sia legittima la posizione espressa da Mieli che si è schierato con il centro sinistra. Allo stesso tempo però non si puo’ affermare che bisogna difendere il "Corriere della sera"  perché è l’ultimo baluardo della libertà e il pluralismo dell’informazione. Non è vero».

L’autocritica  «Pur essendo al Governo, non abbiamo gestito il potere e ogni tanto anche noi siamo stati cialtroni. A fare politica arrivano in tanti e quindi bisogna fare più attenzione alla qualità della classe dirigente. Dietro il politico spunta sempre un delfino che nel 90 per cento dei casi è un tonno. Ogni tanto vanno prese decisioni in controtendenza anche quando sono impopolari. Sulle leggi ad personam, forse c’erano delle priorità diverse, ma, ad esempio, quella sul falso in bilancio era una legge attesa da anni e da molti. E comunque alla fine mettetela come vi pare, ma Berlusconi è meno peggio di Prodi».

Il grande centro e gli alleatiSe sarà ricostituita la "balena bianca" nessuno puo’ dirlo. Al momento chi si sbilancia, secondo il politologo,  dice balle: «Non c’è un leader per il grande centro. Mastella è un simpaticone e una brava persona ma non è paragonabile a Koll». Alle Ville Ponti c’era un parterre con molti politici di rango tra cui il leghista Attilio Fontana, i consiglieri regionali Paolo Valentini e Massimo Buscemi, Alberto Bonetti Baroggi, l’assessore provinciale Giangiacomo  Longoni, l’ex ministro Giuseppe Zamberletti, l’azzurro Nino Caianiello, e anche il probabile candidato alla poltrona di sindaco di Varese per la cdl Giuseppe Vimercati. Nella terra del Carroccio, però,  la musica del violino di Del Debbio è tutta per il Senatur: «Bossi ha costituito un movimento dal nulla e se lo ha fatto ha interpretato giustamente il sentimento di un popolo. Il federalismo e l’autodeterminazione di un popolo fanno parte del diritto di libertà».  

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 29 marzo 2006
Leggi i commenti

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.