Detenuto suicida, dall’autopsia nessun segno di violenza

Sembra esclusa, almeno per ora, l'ipotesi di un delitto mascherato da suicidio nel caso di Cosimo Cirfeta, boss della Sacra Corona Unita coinvolto in processi di mafia

È stata compiuta in giornata presso l’ospedale di Busto Arsisio
l’autopsia sul corpo di Cosimo Cirfeta, l’esponente
leccese della Sacra Corona
Unita morto venerdì sera nel carcere di Busto Arsizio, dove era
detenuto da circa un anno nella sezione protetti. Il medico legale Massimo Levratti, che ha compiuto l’esame autoptico, non ha rilevato segni o traumi che possano far pensare ad atti di violenza, e dunque ad un delitto. Il dottor Levratti si è comunque riservato 30 giorni per presentare
la sua relazione al
sostituto procuratore Cristiana Roveda; occorre infatti attendere
l’esito degli esami tossicologici.

Cirfeta,
collaboratore di giustizia, aveva testimoniato nel processo di
Palermo a favore del senatore Marcello Dell’Utri, sostenendo che alcuni
pentiti si erano messi d’accordo per accusarlo di rapporti con la mafia.
Il risultato era stata un’accusa contro di lui per calunnia aggravata.

Il boss pugliese è stato ucciso dal
gas del fornelletto usato per preparare il caffè.
I detenuti spesso lo impiegano per stordirsi, rischiando la vita: più di un agente di polizia penitenziaria ha salvato in passato dei carcerati da una fine analoga a quella di Cirfeta.

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 20 marzo 2006
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