Falsi d’autore: come ti gabbo il cliente

Lo rivela Ezio Molinari, che collabora con le Procure come esperto antifalsificazioni

Quando incontriamo la contraffazione? La maggior parte della gente pensa ancora all’ambulante incontrato in spiaggia, sotto il sole d’agosto, o per strada. Ma non è proprio così: a spiegarlo è Ezio Molinari, esperto sovente consultato dalla magistratura durante processi per casi di falsificazione di prodotti d’abbigliamento. Ad introdurre l’ospite, così come gli altri relatori avvicendatisi al microfono, l’avvocato Riccardo Castiglioni, anch’egli specialista del settore antifalsificazione, che ha coordinato il dibattito di oggi pomeriggio al Museo del Tessile.

"A noi spetta un giudizio tecnico" spiega Molinari. "È importante che vi siano esperti ‘terzi’ come il sottoscritto, ossia non facenti parte dell’azienda, perchè in tribunale spesso le difese degli imputati nei processi per contraffazione puntano sul fatto che il perito che individua il falso ‘è di parte’ in quanto inviato dall’azienda colpita. Il nostro compito consiste nell’esaminare con attenzione un prodotto per capire se e come sono stati falsificati marchi, etichette e simili, e se si è intenzionalmente voluto ingannare l’acquirente". Vi sono spesso, nei casi concreti citati da Molinari, aspetti legali spinosi. Ad esempio. il negoziante che aveva in magazzino capi falsi, è colpevole o no, complice o vittima di una frode? Anche qui bisogna andare con i piedi di piombo, e valutare caso per caso.

I prodotti tessili e di abbigliamento soggetti a contraffazione sono di svariati tipi diferenti: vengono falsificati capi di modelli che cambiano ogni stagione, e non solo di grandi marche, ma ancora più di aziende medie e piccole (che saltano meno all’occhio e consentono comunque lauti guadagni), per cui persino procurarsi gli originali diventa difficile per i periti dei tribunali.
Gli esperti valutano i capi sequestrati dalle forze dell’ordine dapprima ad occhio, studiando la somiglianza esteriore con gli originali, poi eseguono, se necessario, prove strutturali sui materiali ed esami tossicologici per valutare l’eventuale rilascio di sostanze vietate per legge. Gli esempi di capi contraffatti mostrati da Molinari in alcune slide
 dimostrano l’abilità dei falsificatori, i cui prodotti non sono sempre di cattiva qualità: in taluni casi sono pressochè identici a quelli della ditta bersaglio. Quello che mette a rischio l’acquirente è la mancanza di garanzie sul prodotto, che può rivelarsi inadeguato o addirittiura nocivo – basta ad esempio che i bottoni e le cerniere contengano nichel, cui molti sono allergici, o che le tinture non siano a norma.

Quanto agli esempi di sistemi per la commercializzazione di falsi, ecco esempi recenti. Una ditta di Bologna, come molte altre nel settore dei falsi, faceva perno su San Marino (destinazione di grandi quantità di merce, ingiustificabili data la scarsa popolazione), dove sfruttava il sistema legale vigente tramite una serie di società tipo "scatole cinesi". Merci extracomunitarie entravano regolarmente in Europa con il sistema delle quote, quindi si vedevano scambiare le etichette con quelle di marchi più o meno noti del mercato tessile italiano ed internazionale, consentendo enormi profitti illeciti. Questo sistema, diffuso su scala nazionale, dimostra che l’invasione di prodotti esteri è solo una parte del problema, che fa il paio con la disonestà di molti connazionali, incluse le complicità a vario livello nei canali di distribuzione. Tutto ciò ha costi alla lunga insostenibili, in termini di tempo, lavoro e denaro, per le forze dell’ordine, le dogane e i tribunali, oberati di procedimenti per falso e truffa. Da qui, per Molinari, che ne ha viste tante, la necessità di "darci un taglio": "dobbiamo intervenire col bisturi".

di redazione@varesenews.it
Pubblicato il 10 marzo 2006
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